Giuseppe Santonico il centravanti boa della Reggina degli anni 60

Giuseppe Santonico il centravanti boa della Reggina degli anni 60

E’ tempo di campionato e la Reggina, da matricola terribile, si appresta a vivere tra pochi giorni, la sua nuova avventura in serie cadetta. Tornano così alla mente le emozioni mai sopite di tanti anni fa. Tra queste quelle di Giuseppe Santonico. Era il campionato 1964/65, quando gli amaranto del tempo per la prima volta, conquistarono la Serie B.

Che cosa sarebbe, il calcio, se non rappresentasse anche la possibilità di vivere tutte le emozioni che ci riserva. Sogni ed emozioni particolari, come quelli coltivati a quel tempo da Giuseppe Santonico, per tutti Pino, indimenticato centravanti della Reggina di quella prima promozione in Serie B, che sfiorò la Serie A.

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Il ricordo di Giuseppe Santonico

Giuseppe SantonicoGiuseppe Santonico nasce nel 1944, quando a Roma ancora c’erano i bombardamenti – era il periodo della seconda guerra mondiale – da genitori operai, che si trasferirono dalla capitale in un piccolo paese della ciociaria, Isola del Liri, dove iniziò a giocare.

Nella stagione 1964/1965 approdò alla Lazio. Il passaggio ai bianco celeste, gli valse un riconoscimento particolare: la stima da parte dell’allora ministro della difesa Giulio Andreotti, il quale gli augurava una luminosa brillante ed affermativa carriera.

Sono contento del forte sbalzo che dal dilettantismo  / rispose il giovane Santonico – mi porta al professionismo. Affronterò con coinvolta sicurezza la prova del fuoco

A novembre venne ceduto alla Reggina. Arrivò in riva allo Stretto assieme a Carlo Mupo.

Per lui, settantasette presenze e 17 reti, in nessun’altra squadra in incise così tanto l’attaccante ciociaroVestì poi la casacca dell’ Atalanta  del Livorno, dell’ Avellino, del Giulianova, del Taranto e dell’Aquila Montevarchi in serie C, dove chiuse la carriera nel 1975.

UN TUFFO NEL PASSATO

Chi ricorda le partite di un calcio lontano fatto di passione e tecnica pura, non smette mai di emozionarsi. Era dura, irriducibile, vibrante la sua Reggina. Ritorna nitida, l’immagine dell’allora Comunale, quando Santonico si allenava con impegno e passione, sotto gli occhi vigili di mister Maestrelli e spesso del presidente Oreste Granillo.

IL SUO INTERPRETARE IL CALCIO

Giuseppe Santonico RegginaNel calcio, aveva trovato il modo di esprimersi, interpretando il ruolo di punta centrale in modo singolare per quei tempi. Nel defilarsi con estrema accortezza, svariava lungo tutto l’asse dell’attacco, costringendo le difese avversarie a riservargli particolari attenzioni.

In lui c’erano determinazione, rispetto per compagni ed avversari e profondo senso di appartenenza.                                                                          Alla fine della gara di un Reggina-Verona, un giornale dell’epoca attribuendogli “L’Oscar della coriacità” scriveva:                                   

Ha vinto quasi tutti i duelli di testa contro il roccioso difensore Ranghino. Ha inseguito a perdifiato ogni pallone, ha dato,come al solito, tutto se stesso.

MAESTRELLI E GRANILLO

Riconobbe sempre in Maestrelli il suo mentore, descrivendolo come persona straordinaria a livello umano e professionale. Per lui, Granillo fù una persona di eccelsa umanità.

TANTI GOL CON LA REGGINA DALLA C ALLA B

Tante le reti realizzate dal centravanti amaranto. Su tutti, va ricordato in particolare, il gol fatto a Battara portiere della Sampdoria e quelli nei sentiti derby con  Messina, Catanzaro e Crotone.

 UN’ARIETE ALLA BOBO VIERI

 E’così che lo ricorda Luigi Ferrari, con lui, una delle bandiere amaranto e compagno di tante battaglie all’allora Comunale ed in giro sui rettangoli di gioco d’Italia.  Era una pasta d’uomo. Un’ ottimo giocatore, correva molto, svariando per tutto il campo, ricorda il portiere della Reggina.                           

Non dava punti di riferimento agli avversari e per questo era difficile marcarlo. Andava su tutti i palloni, entrando deciso sui cross in area avversaria, che chiudeva di testa in rete. Non aveva paura di niente e per questo non era risparmiato dai suoi diretti marcatori.

In campo non si risparmiava. Ascoltava i compagni e le indicazioni di Maestrelli. Temuto dalle difese avversarie, lo definirei un centroavanti boa. In sintesi un giocatore alla Vieri. Un centravanti boa.

Un grande professionista

Ha dato calcio spettacolo, su tutti i campi che ha calcato nella sua carriera, mettendo al primo posto la sua semplicità caratteriale.   

Un professionista d’altri tempi. Questo è e rimarrà sempre Giuseppe Santonico.