‘Ndrangheta, dettagli su Operazione “Redux–Caposaldo” a Milano

‘Ndrangheta, dettagli su Operazione “Redux–Caposaldo” a Milano

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In merito a tale articolo, riportante una notizia diramata dall’Ansa, e dal sito riproposta, si precisa che “”L’officina della birra” di Bresso non é stata sequestrata ne i titolari, Claudio Poletto e Roberto Picelli, sono stati indagati in tale operazione. Si precisa, altresì, che l’attività di questo esercizio commerciale é svolta onestamente ed alla luce del sole. Ci scusiamo con i diretti interessati per tale inconveniente.

Francesco Iriti, direttore responsabile di www.ntacalabria.it

ARTICOLO:

Dalle indagini condotte dalla Dda di Milano sulla ‘ndrangheta in Lombardia e sfociate nel maxi-operazione scattata questa mattina a Milano emerge che la ‘ndrangheta domina il giro d’affari dei cosiddetti “paninari” e impone i propri buttafuori nei locali della movida milanese. Le cosche della ‘ndrangheta attive in Lombardia avevano infatti messo le mani sulla maggior parte dei paninari attivi a Milano: quasi tutti i venditori ambulanti di panini che soprattutto nelle ore notturne stazionano davanti a locali e discoteche, per poter lavorare erano costretti a pagare un pizzo.

Ma gli uomini della ‘ndrangheta dominavano sulla vita notturna milanese costringendo i proprietari di locali e discoteche ad assumere i buttafuori indicati dalle cosche, con squadre di picchiatori pronti a creare problemi nei locali che rifiutavano questa vera e propria forma di controllo. Sigilli, dunque, per la nota discoteca milanese “De Sade”, per il “Babilon”, night di spogliarellisti nei pressi della Stazione Centrale, e per altri 7-8 locali del capoluogo lombardo compresa “L’officina della birra” di Bresso.

Sempre nel corso delle indagini della stessa operazione altre importanti novità emergono da un’intercettazione dell’avvocato Luca Giuliante, ex legale di ”Ruby”, dopo che il suo nome è comparso nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano, Giuseppe Gennari, nei confronti di 35 persone legate alle cosche della ‘ndrangheta attive in Lombardia.

L’avvocato avrebbe detto: “Sì, parlai con Paolo Martino. Facevo parte della commissione aggiudicatrice di un appalto del Pio Albergo Trivulzio, ma solo per la valutazione dei titoli. A Martino dissi che io non potevo fare nulla per la gara“. Nell’ordinanza il magistrato milanese cita un’informativa dei carabinieri del Ros dalla quale emerge un’intercettazione relativa a una conversazione telefonica tra il legale e Paolo Martino, uno dei boss finiti in manette nell’ambito del blitz scattato alle prime ore di questa mattina. “La gara d’appalto del Trivulzio due anni fa poi la vinse una cooperativa rossa. Ecco – taglia corto l’avvocato Giuliante – è tutto qui”.

Inoltre, i boss Giuseppe Flachi, Paolo Martino e altre persone coinvolte nell’inchiesta si riunivano negli uffici amministrativi di due funzionari definiti dagli investigatori “di alto livello” negli ospedali “Niguarda” e “Galeazzi”. A quanto si è appreso, i due funzionari non sono stati iscritti nel registro degli indagati. “Questo è un fatto che ci deve allarmare – ha commentato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini. Io non ero in quella stanza e non so cosa si siano detti, ma è evidente che questi incontri sono avvenuti in un periodo topico dell’indagine in cui gli indagati stavano molto attenti a dove si incontravano e non lo facevano mai in strada”.

Pepè Flachi e Paolo Martino tenevano i loro vertici nell’ufficio messo a disposizione da due funzionari amministrativi del Galeazzi e del Niguarda, approfittando del fatto che Flachi era in cura in quegli ospedali. Prima dei vertici Davide Flachi, figlio del boss, era incaricato di bonificare gli uffici dalla presenza di microspie.

Infine, il boss Paolo Martino, avrebbe avuto contatti con l’imprenditore dei vip Lele Mora che però non risulta indagato. Nell’ordinanza del Gip Gennari compare Lele Mora che parla al telefono con il boss della ‘ndrangheta. Nell’ordinanza, il giudice milanese fa riferimento a una relazione dei carabinieri del Ros e definisce Martino come ”diretta espressione” in Lombardia della famiglia De Stefano e vengono messi in luce i rapporti tra il boss e una serie di personaggi del settore dello spettacolo dei locali notturni milanesi.

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