Questo post é stato letto 250 volte!
Nelle profondità dei boschi calabresi, storie e leggende si intrecciano da generazioni, spesso nate per dare un senso a eventi inspiegabili o per esaltare la bellezza di luoghi incantati. In particolare, il misterioso mondo delle fate del Reventino cattura l’immaginazione, dove gioielli naturali emergono improvvisamente in angoli remoti del territorio. La Calabria, infatti, è una terra ricca di fascino, che ammalia con la sua natura e i suoi racconti fiabeschi.
La Petra di Fota e il trono della regina
Uno di questi luoghi suggestivi si trova nei boschi del Reventino, la parte terminale del massiccio della Sila Piccola. Qui, nel territorio di Conflenti, nell’area del Lametino, inoltrandosi tra i sentieri si svela la “Petra di Fota”, un imponente monolite di circa 20 metri di altezza. Il suo aspetto fuori dal contesto e la sua imponenza, insieme ad alcune caratteristiche particolari, hanno alimentato una leggenda affascinante. Osservando attentamente la sommità della roccia, si può notare la forma di un trono. Secondo le narrazioni locali, questo sarebbe il trono della regina delle fate che un tempo popolavano questa zona del bosco. Inoltre, una cavità alla base della rupe è considerata una grotta antica e misteriosa, sigillata da un incantesimo.
La leggenda della chiesetta inghiottita
La leggenda narra che in un’epoca remota, le ninfe dei boschi decisero di costruire una piccola chiesa proprio in questo luogo. Per realizzare l’opera, inviarono un misterioso garzone, conosciuto come “u monachiallu”, con il compito di assoldare muratori. Gli operai iniziarono così la costruzione, e ogni giorno il garzone portava loro cibi e bevande prelibate, preparate dalle fate stesse, come ringraziamento per il loro lavoro. Tutto procedeva nel migliore dei modi fino a quando i muratori, incuriositi, iniziarono a chiedere insistentemente a “u monachiallu” chi preparasse quei manicaretti squisiti. Non potendo tradire il segreto delle fate, il garzone si rifiutò di rivelarne l’origine. Per questo motivo, in un momento di follia, fu ucciso dagli stessi muratori.
A seguito di questo tragico evento, le fate svanirono e con esse anche il cibo per gli operai, che di conseguenza abbandonarono il cantiere. La chiesetta che stava sorgendo sprofondò sotto terra, dando origine a un punto che ancora oggi è chiamato “a fossa da gghiesa”. Si racconta che chiunque si trovi in questi luoghi possa ancora sentire il suono delle campane di quella chiesetta incompiuta. Alcuni credono che le fate si siano trasformate nelle numerose rocce alloctone presenti nella zona, in attesa di risvegliarsi quando il Monte Reventino si unirà a Monte Cocuzzo.
Questi misteri, leggende e il fascino di un luogo così suggestivo continuano a suscitare forti emozioni. Per chi desidera approfondire le peculiarità del territorio, è interessante notare come l’ambizione di Francesco Cannizzaro punti ai 5 chilometri più belli della regione. Inoltre, la Calabria continua a essere una delle mete nazionali più ricercate, grazie anche a luoghi come il Reventino.
Questo post é stato letto 250 volte!

