A Polistena i ragazzi di “Impronte e ombre”

A Polistena i ragazzi di “Impronte e ombre”

Si è tenuta sabato, 16 aprile a Polistena la prima visita-studio del progetto “Impronte e ombre”, sostenuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento della Gioventù), e realizzato da un partenariato di associazioni di Reggio Calabria. Si tratta del primo degli incontri con le realtà istituzionali e associative dei comuni partner del progetto nella provincia di Reggio Calabria, appuntamento che completa il percorso formativo sulla storia della ndrangheta e sulle storie delle vittime innocenti di ndrangheta intrapreso diversi mesi fa dai partecipanti di Reggio e provincia.
Alla lunga video-intervista al sindaco Michele Tripodi è stata dedicata la mattinata: alle domande dei partecipanti, il sindaco di Polistena ha risposto costruendo un’interessante conversazione sulla storia del paese e dell’intero territorio della Piana di Gioia Tauro, in cui ancora oggi c’è la necessità di mettere la lotta alle mafie come primo punto del programma elettorale.
La “storia” personale del primo cittadino Tripodi non è sfuggita all’attenzione dei giovani di Impronte e Ombre che si erano preparati per l’incontro, in primis la sua appartenenza ad una famiglia la cui storia è la storia di militanza politica di Polistena, vissuta schierandosi sempre apertamente contro la ndrangheta.
Di grande interesse per gli ospiti di Impronte e Ombre la decisione di cambiare la toponomastica del paese, un’operazione che ha volutamente coinvolto parecchie aree della cittadina dove risiedono famiglie che di sicuro non hanno amato di abitare in vie intitolate a vittime quali Giuseppe Impastato, Giudice Antonino Scopelliti, Ilaria Alpi, ecc. L’operazione fa parte di un percorso di cambiamento di mentalità e di sensibilizzazione efficace, che porta la memoria al centro del quotidiano, che trasforma il linguaggio comune dei cittadini e quindi la loro vita.

A sottolineare ulteriormente questo cambiamento, sono state le nuove generazioni, ventenni e trentenni cresciuti con l’esempio di Don Pino de Masi sin da quando erano bambini. Illustrano bene il lavoro che si svolge oggi in quell’enorme palazzo, dove i lavori di ristrutturazione ̶ offerti anche quelli da giovani architetti, oggi riuniti in associazione che lavora per riportare la bellezza in tutta Polistena ̶ hanno spazzato via, coi luoghi mafiosi, anche l’estetica del potere che tali luoghi esprimono.
“Al posto dei vetri a specchio che garantivano la privacy, dalla strada, di astanti del ristorante e dei loro grandi matrimoni, regna oggi la trasparenza, letterale, dei vetri che al contrario irradiano l’intera piazza della luce delle attività serali dei volontari all’interno. La sede di cooperative sociali, l’Ospedale di Emergency e tante altre attività sono ormai la realtà di quell’edificio restituito alla collettività. Il centro aggregativo giovanile porta il nome di Luigi Marafioti, il preside di quel vecchio istituto scolastico, che decise di gettare letteralmente in piazza i banchi per protestare contro il fatto che lo Stato pagava l’affitto ai mafiosi”.

Questi giovani impegnati di Polistena esprimono con determinazione il proposito più importante che li muove: occuparsi di trasmettere ai bambini lo stesso dono che loro hanno ricevuto da piccoli. Il loro sogno? Riuscire a “contagiare” l’intero territorio attorno a Polistena, poter diventare riferimento per centri come Rizziconi, Taurianova, tutti quei luoghi dell’intera Piana in cui denunciare è ancora molto rischioso. Lasciare le “impronte” anche loro, nel gergo del progetto di Reggio che li ha incontrati per il futuro percorso condiviso.

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