Gioia Tauro (RC), il sindaco Bellofiore su Ospedale e Sanità

Gioia Tauro (RC), il sindaco Bellofiore su Ospedale e Sanità

Mentre la gente continua a morire in modo semplicemente “gratuito”, all’Ospedale Giovanni XXIII di Gioia Tauro situato al centro di una vera e propria “polveriera infortunistica”, oltre che nel cuore del Comprensorio della Piana cui fa capo, qualcuno si è concesso il “lusso” di tenere in un ripostiglio (e poi far scomparire) le apparecchiature di ben otto postazioni di terapia intensiva (Utic per il reparto di Cardiologia) che il Manager dott. Giuseppe Putortì aveva provveduto a fornire all’Ospedale di frontiera, annunciando, nel contempo, che stava provvedendo ad impiantare nel nosocomio del Porto e delle aree industriali, l’apparecchiatura per la risonanza magnetica.
Gli ospedali fatiscenti e non a norma, peraltro anche dal pericoloso punto di vista della certificazione antisismica, devono chiudere. Perché non vi sono alternative all’ospedale unico democraticamente deliberato dall’assemblea dei sindaci della Piana.
Di fronte alla portata degli elementi di pericolosità esistenti nell’area del Porto e nelle zone industriali di Gioia Tauro, non si può ancora andare dietro alle pretese campanilistiche e di “pennacchi”, pretese, purtroppo, appoggiate e difese dal presidente e da un assessore dalla passata gestione regionale e da un’amministrazione provinciale che ha “cancellato” Gioia Tauro dai comuni di sua competenza ed ha stanziato (e continua a stanziare) fondi per strutture che non hanno le carte in regola e che forse sono al di fuori dell’area operativa dei Nas”.
In definitiva, per quel che è, e per ciò che rappresenta per la Calabria e per il Mezzogiorno d’Italia, non è possibile continuare a snobbare questa

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