Campo Calabro, giornate FAI di primavera: il Pizi di Palmi al “Forte Siacci”

Campo Calabro, giornate FAI di primavera: il Pizi di Palmi al “Forte Siacci”

Il Liceo Pizi non si è lasciata sfuggire l’occasione di partecipare alle Giornate FAI di Primavera che si svolgono a cadenza annuale in tutta Italia, con visite guidate in luoghi di difficile apertura. Nata nel 1975, senza scopi di lucro, l’ Associazione si avvale solamente di contributi volontari e ha lo scopo di promuovere e tutelare beni ricadenti sul suolo nazionale, in un Paese ricco di beni paesaggistici e storici qual è l’Italia. Promotrice dell’iniziativa della visita è stata la Prof.ssa di Storia dell’ Arte, Maria Francesca Masseo che, in qualità di volontaria del FAI, ha accompagnato in escursione gli studenti delle classi III e IVA del Liceo Classico. Condivisa dalla D.S., Prof.ssa Maria Domenica Mallamaci, la proposta è diventata realtà nel giorno 25 Marzo, quando la scolaresca si è recata in visita del Forte Siacci di Matiniti Superiore, in località Campo Calabro.

Spesso la Calabria viene vista come “Magna Graecia”, territorio che regala vestigia di civiltà greca, la cui presenza ricopre il vasto paesaggio, specialmente costiero. Ma la visita del Forte Siacci ha lasciato tutti di stucco. Quest’anno, infatti,  il tema individuato dall’ Associazione a livello nazionale è stato: “I luoghi delle Istituzioni”; e il Forte Siacci, con la sua imponenza, ne rientra a buon diritto. Edificato tra il 1884 e il 1888, è un luogo che ha meritato davvero la visita degli studenti e di tanto pubblico che in quella giornata ha condiviso la conoscenza di una costruzione che si cala bene nella realtà storica di un recente passato nazionale.
Vi sono 24 fortezze nel totale, di cui nove ricadono sulle coste calabresi; il Forte Siacci è il più grande per ampiezza ed un suo gemello, leggermente inferiore per dimensione, si trova di fronte, sulla costa sicula, in prossimità di Messina. L’edificio, articolato su un’ampia area, protetto e non visibile dal mare, riusciva a contenere tra quattrocento e mille uomini che qui, tra muri di pietre locali e basalto proveniente dall’Etna,  avrebbero dovuto difendere i confini da mire espansionistiche straniere”. Questo quanto una giovane guida in qualità di “cicerone” ha comunicato agli studenti del Pizi, prima che il gruppo si inoltrasse alla scoperta della magnifica costruzione, oltre il ponte levatoio, posto ad un’altezza di 10 metri.

Edificato su un’altura, il Forte ebbe la funzione di vigilare e proteggere un luogo sensibile come lo Stretto, tenendo sotto tiro eventuali attacchi nemici, in realtà mai verificatisi. Non visibile dal mare, esso è nascosto da una fitta vegetazione che sembra averlo ormai fagocitato, tanto è il tempo che insiste su di esso. “Ma quest’anno, grazie alla febbrile attività dei volontari, è stato possibile renderlo fruibile, anche se per due soli giorni, e dare la possibilità a chi lo visita di scoprire la magnificenza del potere e dell’allestimento militare di cui l’ Italia era capace di dotarsi”. Con queste parole, la Prof.ssa Masseo ha guidato gli alunni all’ispezione del Forte Siacci, al cui interno gli studenti “ciceroni” non sono stati ammessi, visti i locali polverosi e piuttosto bui.
Edificio faraonico ed eccellente, considerate le risorse che potevano essere messe a disposizione, esso è articolato tra cunicoli, polveriere, terrazzamenti e ambienti grandi e piccoli, e svetta in alto con le sue merlature sul portale d’ingresso. “Con le volte realizzate con mattoni posti “a coltello” con la superiore copertura in getto di calcestruzzo, con le murature in pietra con ricorsi orizzontali di mattoni, con le aperture con stipiti e arco di chiusura in mattoni, nel complesso,  la struttura segue la scuola prussiana, pur uniformandosi alle caratteristiche del territorio che lo ospita. Utilizzato fino alla Prima Guerra Mondiale soprattutto per la collocazione di cannoni il cui tiro avrebbe dovuto difendere lo Stretto dalle incursioni nemiche, il suo uso fu declassato nella Seconda Guerra Mondiale, dal momento che i nuovi progressi in campo bellico avevano fatto venire alla ribalta la contraerei. Proprio in questa fase il Forte prese il nome di Forte Siacci, dal nome di un Generale di epoca fascista”.

La spiegazione della Prof.ssa Masseo, che è una guida volontaria del FAI per questo  luogo, ha chiarito molto dettagliatamente le varie parti della struttura, l’epoca di costruzione, la destinazione d’uso e i lavori che dovrebbero essere fatti per la manutenzione del sito storico. Nella parte più elevata, gli studenti hanno potuto vedere le piattaforme circolari con binari metallici dove erano posizionati gli obici che, scorrendo per dirigere il tiro sulle navi in transito sullo Stretto,  avrebbero dovuto bloccare le incursioni nemiche sul territorio calabro; da qui,  il gruppo ha potuto godere del panorama mozzafiato sullo Stretto e sulla Sicilia ad una distanza quasi ravvicinata. E le condizioni climatiche sono state calde alleate.

Marilea Ortuso

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