Archeoderi, le pietre che narrano

Archeoderi, le pietre che narrano

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di Tito Squillaci*

Quando, nel 1983, accanto alla fiumara di San Pasquale, vennero causalmente alla luce i resti di una struttura antica, nessuno avrebbe potuto immaginare che tali ritrovamenti avrebbero influenzato la lettura della storia stessa della Calabria. Infatti, l’identificazione dell’area sinagogale, all’interno di una antecedente villa romana, ha posto prepotentemente in luce l’importante apporto che, fin dal tardo impero (ma forse anche da prima), varie comunità ebraiche hanno dato allo sviluppo del nostro territorio.

Tale apporto, in passato, era rimasto appannaggio degli storici e di specialisti del settore, ma il ritrovamento della sinagoga di San Pasquale ha suscitato un grande interesse, che ha prodotto non solo nuovi studi e ricerche, ma anche rinnovati contatti con la ricca realtà culturale dell’ebraismo contemporaneo.

In questo quadro si inserisce la celebrazione anche a Bova Marina, della XI Giornata Europea della Cultura Ebraica, appuntamento importante, teso non tanto a valorizzare il patrimonio archeologico, quanto a diffondere la conoscenza di una illustre tradizione che ha costituito per lunghi secoli (come ancora costituisce) parte integrante del tessuto culturale, sociale ed economico dell’Europa e della nostra regione.

Le  preziose pietre di Bova Marina testimoniano che la civiltà ebraica non è estranea alla nostra terra. Esse, infatti, narrano di produzioni di anfore e di prodotti alimentare, di scambi commerciali con tutto il Mediterraneo, di vita di insegnamento e di preghiera. E aprono la strada ad un percorso che trova in Calabria illustri esponenti della cultura ebraica in epoca bizantina (come il medico ed erudito Donnolo Shabbetai, al quale il nostro paese ha dedicato una via) e operose comunità fino alla prima metà del 500, epoca in cui, come noto, avvenne la dolorosa cacciata.

ARCHEODERI narra tutto questo, ma non solo. Posto nel cuore dell’area ellenofona della Calabria,  alle testimonianze della preziosa presenza della cultura ebraica nella nostra regione, unisce il fascino dei reperti protostorici, della lingua greca parlata ininterrottamente da 2800 anni, dei reperti di epoca greco-romana e oltre, fino al VII secolo d.C., per giungere alle tradizioni odierne. Il Parco non nasce solo dall’esigenza di salvaguardare e valorizzare i risultati scientifici conseguiti con gli scavi condotti nel territorio bovese, ma anche dalla volontà di trasmettere ai visitatori l’anima antica e nobile di un territorio che è stato (e vuole tornare ad essere) punto di incontro delle più importanti civiltà (greca, latina, giudaica, araba e altre).

La visita ad Archeoderi, dunque, con i suoi reperti neolitici, greci, romani ed ebraici, non è altro che un incontro con tutte le grandi culture dalle quali sono scaturiti i valori fondanti dell’odierna civiltà occidentale. Visita, dunque, da non perdere, accolti all’ingresso di Bova Marina dal cartello stradale di “benvenuto”, che saluta il visitatore (credo unico paese in Italia) con l’ebraico: shalom!

*Delegato alla Cultura e Lingue Minoritarie Comune di Bova Marina.

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