Autostrada A3 Sa-Rc, non cedere al ricatto mafioso

Autostrada A3 Sa-Rc, non cedere al ricatto mafioso

autostrada a3

Durante la conferenza stampa del Ministro Matteoli, nel campo base del Macrolotto 5° dell’A3, nei pressi di Palmi, convocata per fare il punto della situazione e per rendere pubbliche le misure assunte per contrastare le intimidazioni e gli attentati perpetrati dalla ‘ndrangheta contro le Imprese impegnate nella realizzazione della nuova autostrada, una cronista  ha apostrofato il Ministro e gli altri partecipanti alla conferenza con la incredibile domanda: “ma la denuncia di questi attentati non è per caso un tentativo di giustificare i ritardi nell’esecuzione dell’opera?”

Conoscendo la cronista e sapendo che non vive su Marte, anche se ha a che fare con satelliti, parabole a quant’altro, ma vive in Calabria, siamo rimasti letteralmente basiti. L’assurda domanda, infatti, dimostra quanto si è ormai assuefatti alla presenza ed all’azione della mafia che 185 azioni criminose, nel solo V° Macrolotto, denunciate durante la conferenza stampa, vengono assunte o come ‘invenzioni’ dietro le quali nascondersi (Anas, Ministro, Governo Berlusconi) o come ordinaria routine che non genera particolare preoccupazione.

La vera risposta, non quella del Presidente dell’Anas che a muso duro ha reagito alla provocazione, involontaria o meno poco importa, con l’invito che se si dovesse essere a conoscenza di denunce ingiustificate, da parte delle Imprese appaltatrici, era giusto ed opportuno rivolgersi alla Magistratura, la risposta vera l’ha data la ‘ndrangheta stessa che Giovedì 21 ha bloccato i lavori di frantumazione degli inerti, nel Macrolotto messo sotto tiro, pretendendo l’immediato allontanamento degli operai.  L’atto criminoso ha bloccato la catena produttiva perché gli inerti in lavorazione servivano per la produzione di calcestruzzo.

A conferma che la ‘ndrangheta non demorde ed è più agguerrita che mai, Venerdì 22, si è appalesata con ben tre furti abbastanza consistenti a danno di altrettante Imprese, e che vanno da travi per impalcature, lampade di alta illuminazione, montacarichi, quadri elettrici, stabilizzatori di tensione, migliaia di metri di cavi elettrici, computer, condizionatori d’aria e, incredibile, anche documenti relativi all’attività di betonaggio. La situazione come si vede è insostenibile per cui va accolto pienamente il ‘grido d’allarme’ del Consiglio d’Amministrazione dell’Anas che chiede “un ormai improrogabile presenza delle forze dell’ordine, a presidio diretto dei cantieri, per garantire l’incolumità dei lavoratori e la prosecuzione delle opere in costruzione”.

Non so se la cronista, incredula degli atti intimidatori, considerati come alibi dei ritardi, o assunti come ordinaria amministrazione senza pericolosa rilevanza, continuerà a fare il ‘pesce in barile’, o deciderà, al contrario, di rimettere i piedi a terra per chiedere a gran voce, come fa Pietro Ciucci e il Consiglio d’Amministrazione dell’Anas, il presidio dei cantieri per l’incolumità di lavoratori e dei dirigenti delle Imprese. Presidio, aggiungiamo, anche e soprattutto con l’impiego delle forze armate per lanciare un netto e preciso messaggio a chi potrebbe pensare che potrà fare le identiche pressioni anche nei cantieri che saranno attivati per la costruzione del Ponte sullo Stretto.

Lo Stato è forte e sarà, non c’è alcun dubbio, in condizione di venire a capo della vicenda, ma è necessario che riesca a mandare segnali univoci. Ma quando parliamo di Stato parliamo certo di Governo, Enti locali, Polizia, Carabinieri, Magistratura, ma paliamo anche di società civile fatta di partiti, sindacati, giornali, associazioni. Non ci si deve dimenticare che la lotta alla criminalità organizzata deve essere di tutti. Utilizzare l’antimafia per fini politici o per riciclaggio individuale sarebbe bieca follia.

Giovanni ALVARO

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