Reggio Calabria, Omar Minniti (Prc-Fds): “Viva le primarie, ma…. qualcuno le vuole davvero?”

Reggio Calabria, Omar Minniti (Prc-Fds): “Viva le primarie, ma…. qualcuno le vuole davvero?”

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Il 14 novembre, in buona parte delle grandi città chiamate al voto il prossimo anno, si terranno le primarie del centrosinistra. Anche a Reggio Calabria questo strumento per individuare i candidati a sindaco e presidente ha tanti estimatori: c’è chi le ha sempre invocate, reputandole il “non plus ultra” della democrazia e della partecipazione dal basso; c’è chi addirittura le considera  un “obbligo”, ai sensi degli statuti del proprio partito; c’è, infine, chi è “laico” e ritiene che, in talune situazioni, possano essere uno strumento (e non un fine) per uscire dall’impasse della coalizione.

Scendendo nel particolare, ufficialmente nel centrosinistra reggino tutti sono per le primarie. Le auspica Sinistra Ecologia e Libertà, forte delle esperienze positive in Puglia. Le chiede il Partito Democratico, anche se alcuni suoi autorevoli esponenti la pensano in maniera diversa, teorizzando finanche la divisone “tattica” dello schieramento al primo turno. La sfida delle primarie è stata accettata da Massimo Canale e dai partiti che lo appoggiano. Infine, sul tema delle primarie la “Rete del Nuovo Municipio” e molti movimenti civici hanno tenuto un partecipata assemblea. Viva le primarie!

Siamo tutti d’accordo… e allora dove sta il problema? A dire il vero, di problemi ce n’è più d’uno. Intanto, il più macroscopico: le primarie si fanno tra almeno due contendenti (meglio se supportati anche da distinte priorità programmatiche), ma al momento nessun volontario si è fatto avanti per fronteggiare Canale. Né il Pd, né gli altri partiti e soggetti politici che chiedono a gran voce questo strumento hanno avanzato alcun nome alternativo. Questa è la sostanza, passiamo ora alla forma. In tutta Italia, dove si terranno le primarie, sono stati già definiti i contorni delle coalizioni che si affideranno ad esse: da settimane si tengono tavoli interpartitici, che hanno anche prodotto i regolamenti di queste consultazioni, stabilendo come si presentano le candidature, quando e dove si vota, chi ha diritto di voto, come si decreta il vincitore. A Reggio siamo ancora all’anno zero. Non c’è la coalizione e figuriamoci il regolamento….

Se il problema sono le regole e le scartoffie burocratiche, si può ovviare in quindici minuti. Propongo il metodo più semplice per non complicare la vita alla nostra intellighenzia: scarichiamo da internet i regolamenti approvati nelle altre città, ne sorteggiamo uno a caso e facciamo un bel copia e incolla, magari ricordandoci di cambiare il frontespizio e l’indirizzo dei seggi: non sia mai che qualche elettore reggino, per sbaglio, si presenti in un circolo Arci di Milano o in una Casa del popolo di Bologna. Se i problemi sono, invece, di altra natura si abbia almeno il buon senso di non usare la clava delle primarie per celare la propria incapacità di decidere e l’intento di accoppare l’unica proposta in campo. Tutto ciò, magari pensando che con un rinvio della scelta alle calende greche prima o poi qualcosa uscirà dal cilindro. Se l’obiettivo è di consegnare ancora una volta Reggio alle destre, si può perseguire anche con altri mezzi.

Manca appena un mese alla fatidica data del 14 novembre, eppure non s’intravede da parte dei sostenitori storici delle primarie tutta questa foga di correre contro il tempo. Virendu facendu, si dice dalle nostre parti.

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