Reggio Calabria, lettera di un cittadino sulle infrastrutture calabresi

Reggio Calabria, lettera di un cittadino sulle infrastrutture calabresi

sottopasso Sant'Agata

sottopasso Sant'Agata

di Vincenzo Crea

I fatti parlano chiaro e confermano, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che prima deve succedere la tragedia e poi, forse s’interviene.

La sera dello scorso 29 gennaio, intorno alle ore 18,00, ho rischiato di annegare dopo che le acque piovane hanno sommerso la mia autovettura sulla quale viaggiavo, mentre percorrevo il sottopasso della via Sant’Agata di Reggio Calabria.

Infatti, imboccato il sottovia l’abitacolo è stato violentemente invaso da  una fiumara d’acqua che mi ha raggiunto fino al petto, interessando, tra l’altro, anche i documenti personali custoditi nel portafoglio all’interno della mariuola del giubbotto. L’acqua presente nel sottopasso, ove vi erano rifiuti di diversa tipologia, era alta circa due metri. Superate le difficoltà presentate dalla resistenza dell’acqua che non mi permetteva di aprire lo sportello ho abbandonato l’abitacolo e richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco e della polizia municipale di Reggio Calabria, i quali  occorsi immediatamente hanno provveduto rispettivamente a  mettere in sicurezza il veicolo e a rilevare l’accaduto. Il veicolo, da pochi mesi acquistato, è stato trasportato presso un’autofficina Fiat.

Nell’occasione sono venuto a conoscenza dei numerosi pregressi interventi effettuati dai Vigili del Fuoco e dalla polizia municipale per prestare soccorso ad altri automobilisti rimasti bloccati nel lago artificiale provocato dalla pioggia. Non  comprendo perché visto che il problema ha assunto carattere ripetitivo e quindi non si può fare riferimento ai concetti di fatalità o di eccezionalità dell’evento, ma le cause del problema andrebbero ricercate in errori grossolani in sede di progettazione o in fase di costruzione, non si è intervenuti per risanare una situazione che è diventata un trabocchetto stradale ad altissimo rischio per pedoni e automobilisti.

Il  tratto stradale e il tunnel, tra l’altro, sono privi  di illuminazione e sprovvisti di segnaletica stradale e mi domando come mai, visto i numerosi casi che si sono registrati, non si sia provveduto a vietarne la circolazione nel sottovia, almeno nei periodi di pioggia e nei giorni seguenti fino a quando, in qualche maniera, il viadotto ritornasse agibile. Perché si è atteso che succedesse quest’ultimo gravissimo episodio per transennare l’accesso alla struttura?.

La non corretta realizzazione dei sottopassaggi è alla luce del sole. In quasi tutti i viadotti della città e dei Comuni limitrofi in fase di costruzione non si è provveduto a realizzare la rete  di smaltimento delle acque piovane, e se in qualche caso  si è pensato di collocare le pompe di aspirazione per l’acqua le stesse risulterebbero inadeguate o non funzionanti. Comunque a nulla servirebbero se poi non fossero mantenute in perfetta efficienza.

Tra i tanti episodi ricordo la morte della donna bloccata con la sua autovettura in un sottopassaggio allagato a Monterotondo (Roma)  e il rischio di annegare corso  in un sottopasso a Pellaro da un agente della polizia di Stato. Purtroppo come per prassi consolidata dopo l’emergenza tutto rientra “normalità”. E così, in questa terra desolata, la storia si ripete.

Sfortunatamente, soprattutto nella nostra Provincia,  nel settore delle opere pubbliche non si è ancora radicata la cultura del ben operare. La nostra purtroppo è una triste realtà. Viviamo di illusioni, parvenze e ancora peggio di rassegnazione. Ci accontentiamo di poco. Pensiamo che per fare di Reggio Calabria una “città metropolitana” basti una dicitura su un cartello pubblicitario. Si cerano dei modelli  da estendere a tutta la Regione Calabria, ma se nelle opere infrastrutturali come quelle in argomento si ravvedono le caratteristiche del tanto decantato modello Reggio, siamo messi proprio male.

Maria Cristina Condello

Maria Cristina Condello ha conseguito la laurea Magistrale in "Informazione, Editoria e Giornalismo" presso L'Università degli Studi Roma Tre. Nel 2015 ha conseguito il Master di Secondo Livello in "Sviluppo Applicazioni Web, Mobile e Social Media". Dal 2016 è Direttore Responsabile della testata giornalistica ntacalabria.it

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