Reggio Calabria, il popolo del “No ponte” scende nuovamente in piazza

In questi giorni, dopo l’ennesima manifestazione del 2 ottobre scorso che ha visto nuovamente il popolo del No Ponte scendere in piazza nell’anniversario della strage di Giampilieri, si è letto e sentito di tutto e di più su questo progetto scellerato.

Ma non sono le affermazioni dei giannizzeri di Eurolink, o le valutazioni sullo stato di salute del movimento No Ponte, fatte da pseudo-analisti politici poco attenti -o molto “interessati”- a spingerci a scrivere questa nota, ma un recente articolo pubblicato su un quotidiano locale e relativo allo stato di avanzamento dei cosiddetti lavori del Ponte.

Partendo dalla premessa che per informare è necessario -e doveroso per un giornalista- informarsi e non pubblicare acriticamente le veline di parte, vogliamo dire la nostra sui presunti lavori per la variante di Cannitello e sulle trivellazioni in corso.

Per quanto riguarda il famoso cantiere della “prima pietra”, crediamo sarebbe più opportuno definirlo “set cinematografico”, visto che a fronte delle riprese televisive e fotografiche che hanno fatto il giro del mondo, c’è stata solamente un’attività informale, saltuaria e protrattasi da gennaio a fine aprile 2010, consistente nella pulitura e tosatura dell’erba del terreno, previo accordo solo verbale con i proprietari.

Sullo stesso terreno, nella parte interna, a ridosso della scarpata sottostante il piano stradale della SS.18 era stata posizionata, qualche anno addietro, una trivella.

Al momento della sua rimozione si è registrato il crollo parziale del terreno circostante, interessando così l’adiacente versante su cui insistono i parapetti della statale.

I relativi lavori di riparazione e consolidamento si sono protratti per oltre un mese e proseguono oggi, a detta dell’articolo di stampa in questione, con la ripresa dei lavori di preparazione del cantiere del binario. Di fatto si sta procedendo molto lentamente alla continuazione del rafforzamento del versante che sovrasta l’area di cantiere, che ha caratteristiche estremamente franose.

Ribadiamo comunque che i suddetti lavori formalmente sono abusivi, come dimostra l’assenza non solo di espropri, ma anche di notifica formale ai proprietari di “occupazione temporanea per causa di pubblica utilità”, forse perché siamo di fronte a pubblica inutilità e danni palesi alla collettività.

La procedura del progetto del binario è infatti ancora incompleta.

In primo luogo manca la Valutazione di Impatto Ambientale, per questo progetto come per tutte le opere compensative e propedeutiche: la pretesa di sostituire la procedura di VIA con un decreto del Ministero dell’Ambiente è stata già bocciata dalla magistratura, mentre il Ministero delle Infrastrutture è già sotto inchiesta anche penale per altre opere in cui si è tentato di usare questo accorgimento illegittimo che costituisce clamoroso abuso.

Inoltre è tuttora vigente la determinazione della Regione Calabria che aveva approvato un progetto diverso, estraneo al programma Ponte e il cui titolare era RFI: tali determinazioni non sono evidentemente superabili da una delibera CIPE.

Questi problemi, formali e sostanziali, hanno bloccato anche il trasferimento dei relativi fondi al nuovo gestore del  progetto.

Ma andiamo a quelli che, “sotto gli occhi di tutti”, sono i lavori che dimostrano come si stia andando avanti con il Ponte: le trivellazioni.

L’attività di indagine geognostica con trivellazione in questa fase di progettazione non esecutiva è inutile, specie a causa dell’obsoleta tecnologia cui si sta facendo ricorso.

Come sostengono anche i manuali di geologia ambientale, in fase di progettazione, sono molto più efficaci gli strumenti di indagine che effettuano stratigrafie computerizzate con rilievi laser: in pratica basta mandare in giro un tecnico con un apparecchietto e si ottengono risultati più efficaci e certamente più corretti, senza azioni invasive ed inutile disturbo alle popolazioni residenti ed alle strutture limitrofe.

Il problema è che costano pochissimo e comunque passerebbero inosservati.

 Usando le vecchie e pervasive trivelle si inizia a spargere soldi localmente e soprattutto si fa molta propaganda, ciò che serviva urgentemente dopo il teatrino della “prima pietra”.

Molta gente e anche molti media hanno confuso così tale analisi -propedeutica ad una progettazione nemmeno esecutiva- con l’avvio dei precantieri.

Il progetto del Ponte manca ancora -dopo quasi 40 anni ed oltre 400 milioni  di euro spesi- della fattibilità tecnica.

Su questo c’è stato nei mesi scorsi, un vero e proprio scontro, tra tecnici e consulenti del progetto, vecchi e nuovi.

Come è noto il gruppo del Prof. Remo Calzona, forse quello che seguiva da più tempo e più approfonditamente il progetto, consigliava di abbandonarne l’attuale configurazione, spostando il posizionamento di pilastri e contrafforti di parte calabrese (questo dopo aver ammesso che per chiudere la progettazione preliminare si è dovuto ignorare la circostanza che il sito insiste sul segmento più dinamico della faglia sismica più intensamente attiva nello Stretto) e soprattutto di cancellare l’idea di una mega campata di 3.600 metri (per cui esistono numerosi punti di crisi spesso insormontabile) e di andare a una campata più ridotta, “non più lunga di 2 mila metri”, con pilastratura nelle acque dello Stretto.

Si è assunta la decisone politica di non seguire tale indicazione e di affidare la stesura del progetto definitivo -sostanzialmente una sorta di approfondimento del preliminare che non ha mai avuto la fattibilità- ad una serie di società di progettazione che non se ne erano mai occupate prima.

È assai probabile dunque che ci si troverà tra qualche tempo di fronte ad un elaborato la cui gigantesca mole servirà ad occultare i problemi che permangono.

Come è assai improbabile invece che verrà rispettato il cronoprogramma, già rivisto e riadattato più e più volte, in base a quanto riportato dalla stampa: Tremonti ha confermato in questi giorni, a latere dei nuovi punti programmatici di Berlusconi, “che i flussi finanziari del ponte partiranno dopo il 1 gennaio 2013”.

Per ora ci sono solo i fondi già in dotazione alla Stretto di Messina, che non bastano neanche per l’attuale progettazione.

Rete No Ponte – Nodo reggino

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