Bronzi di Riace, cinquantadue anni fa il ritrovamento in Calabria

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Il 16 agosto 1972, cinquantadue anni fa, il mare antistante Riace Marina, lungo la costa ionica della Calabria, restituì due capolavori destinati a diventare simboli universali dell’arte greca e del patrimonio archeologico italiano: i Bronzi di Riace. Questo straordinario ritrovamento archeologico avvenne grazie a Stefano Mariottini, un subacqueo romano in vacanza nella località calabrese. Durante un’immersione a poche centinaia di metri dalla costa, Mariottini notò sul fondale una forma insolita, che inizialmente scambiò per un braccio umano. Avvicinandosi, comprese di trovarsi di fronte a una grande statua in bronzo, e poco distante ne apparve una seconda.

Il recupero delle statue e il lungo restauro

Le operazioni di recupero dei Bronzi di Riace furono complesse, a causa delle dimensioni, del peso e della delicatezza delle statue. I due guerrieri, rimasti sotto il mare per secoli, furono progressivamente liberati dai sedimenti e riportati in superficie nei giorni successivi alla scoperta. Questo recupero segnò l’inizio di un lungo e meticoloso percorso di studio e conservazione. Infatti, la permanenza in mare aveva favorito la formazione di incrostazioni e depositi, e all’interno delle statue erano presenti materiali e residui che richiesero una rimozione estremamente cauta. Il passaggio dall’ambiente marino a quello esterno necessitava inoltre di interventi specifici per prevenire il deterioramento.

Le prime analisi e la tecnica di fusione

I bronzi vennero affidati ad archeologi e restauratori, che avviarono una prima fase di analisi. Fin dai primi esami, emerse chiaramente che le due figure erano state realizzate con una lavorazione estremamente raffinata. Non si trattava di semplici manufatti decorativi, ma di autentici capolavori della statuaria greca classica. Le analisi successive rivelarono che le statue erano state realizzate con la tecnica della fusione a cera persa, un procedimento che permetteva di ottenere forme complesse e dettagli precisi. Le diverse parti del corpo furono realizzate separatamente e poi unite. L’impiego di rame e altri materiali per alcuni dettagli anatomici, come labbra e capezzoli, conferiva ai personaggi un aspetto più realistico e intenso.

I due guerrieri: Statua a e Statua b

La Statua A, nota come il guerriero giovane, presenta un volto energico, una capigliatura abbondante e una barba fitta. Questa figura esprime forza, sicurezza e tensione, con una muscolatura potente ma non esasperata. La sua datazione è collocata dagli studiosi nel V secolo avanti Cristo, anche se l’attribuzione a uno specifico artista rimane oggetto di dibattito. La Statua B, invece, raffigura un uomo dall’aspetto più maturo e severo, con una struttura della testa differente. Queste diversità hanno portato gli studiosi a ipotizzare che le due opere possano essere state realizzate in momenti diversi o da artisti differenti. Tuttavia, i due personaggi mostrano una profonda coerenza visiva e un linguaggio artistico riconducibile alla grande scultura greca classica.

I Bronzi di Riace e il legame con la Magna Grecia

Sebbene la loro provenienza originaria non sia stata stabilita con certezza, i Bronzi di Riace sono profondamente legati alla Calabria e alla storia della Magna Grecia. Le coste calabresi furono infatti sede di importanti città greche come Reggio, Locri e Crotone. Il ritrovamento dei due guerrieri ha rafforzato l’attenzione internazionale verso questo patrimonio, rendendo i Bronzi una porta d’ingresso per conoscere non solo la scultura greca, ma anche l’intera storia archeologica della regione. La loro presenza a Reggio Calabria permette di collegare questi capolavori artistici al territorio che li ha restituiti e al contesto culturale del Mediterraneo antico. A tal proposito, il mese dei Bronzi di Riace celebra l’importanza di queste opere.

Un simbolo culturale della Calabria

Nel corso degli anni, i Bronzi di Riace hanno assunto un ruolo centrale nell’immagine della Calabria. La loro forza comunicativa ha superato i confini dell’archeologia, entrando nella cultura popolare, nella promozione turistica e nell’identità collettiva regionale. Sono diventati protagonisti di campagne, documentari e mostre, e il loro profilo è immediatamente riconoscibile a livello globale. Il legame con il territorio non deriva solo dal luogo del ritrovamento, ma anche dalla consapevolezza che la tutela dei Bronzi rappresenta una responsabilità condivisa. Conservare queste statue significa custodire un patrimonio fragile, che richiede controlli ambientali costanti e misure di protezione adeguate per garantirne la conservazione a lungo termine.

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Author: Consuelo