Ponte sullo Stretto, il No a prescindere conduce al nulla

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Non desistono. I signori del’ NO al Ponte’ si aggrappano a qualunque problema per continuare a seminare divisioni e zizzanie nella popolazione tentando di provocare una frattura tra opinione pubblica e Governo in carica che potrebbe, secondo la loro gretta visione, determinare un blocco del ruolino di marcia delle attività per la realizzazione del più grande ponte del mondo.

L’ultima occasione per dare un senso alla loro incessante opposizione, stante l’atteggiamento favorevole della stragrande maggioranza dei cittadini alla costruzione del manufatto nello Stretto di Messina,  viene loro offerta dall’iniziativa del signor Marchionne, amministratore delegato della fabbrica torinese, che ha annunciato la chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese con la conseguenza di mettere sulla strada centinaia di lavoratori e le loro stesse famiglie. Ancora una volta chi sottovaluta quanto sia fondamentale il Ponte per lo sviluppo del Mezzogiorno, tenta di utilizzare la disperazione, di chi potrebbe perdere il posto di lavoro, per richiedere che i fondi stanziati per la costruzione di ‘un’opera inutile, vangano dirottati per risolvere le situazioni di crisi esistenti nell’area’ con chiaro riferimento alla vicenda di Termini Imerese.

Come si vede, pur nella totale assenza di idee chiare su cosa fare per la Fiat di Termini Imerese, si continua a farsi guidare da un cieco furore distruttivo sferrando pugni a vanvera, come pugile suonato. Ci si dimentica, comunque, che sulla vicenda della Fiat è sceso in campo direttamente il Governo Berlusconi e tutta la vicenda è fortemente seguita dai ministri Scajola e Sacconi che stanno valutando una serie di alternative serie e concrete per evitare investimenti inutili o controproducenti. Non ci si ricorda che un Paese, fondamentalmente forte e, adesso, anche in ripresa dopo due anni di crisi, è sempre in grado di affrontare contemporaneamente emergenze (come il dramma dell’Abruzzo) e finanziare programmi di sviluppo.

Si omette, infine, di ricordare che la costruzione del Ponte e i programmi di sviluppo non sono un optional. Il Ponte non è un optional di cui si può fare a meno, ma un tassello della più grande strategia di infrastrutturazione e rilancio del Sud. No, non è un optional, né una scelta fine a se stessa. Il Ponte è una scelta strategica che serve all’Italia, all’Europa e alle stesse aree interessate del Mezzogiorno. All’Italia per  dotarla di altre necessarie infrastrutture nel percorso di reale unificazione del Paese che, purtroppo, oggi continua a viaggiare a due velocità riservando quella più lenta alle zone del Sud; all’Europa per completare uno dei corridoi, il famoso corridoio 1 (Berlino-Palermo), decisi dall’UE con l’obiettivo di unificare l’Unione e dotarla di infrastrutture capaci di ridurre drasticamente i tempi di percorrenza tra le sue componenti a beneficio del trasporto merci al proprio interno e di quello entrante e uscente dal vecchio continente con Medio ed Estremo Oriente.

Per il Mezzogiorno la scelta del Ponte è un’occasione veramente storica per aiutarne la svolta ed il suo progressivo avvicinamento al resto del Paese. Il Ponte infatti per essere veramente utile dovrà servire il corridoio 1 e, quindi, dovrà essere supportato dall’Alta Velocità che oggi si ferma a Salerno e spinge a by-passare l’appendice più a sud del Meridione favorendo gli attuali collegamenti marittimi Messina-Salerno che, di fatto, hanno ridotto il traffico nello Stretto portato a prova, dai detrattori del Ponte, per dimostrare la non economicità del manufatto.

Che l’Alta Velocità ferroviaria (così come altri investimenti nel settore delle infrastrutture materiali e immateriali) oltre a spingere il traffico merci sul corridoio 1 sia anche elemento di rottura dell’isolamento in cui si trova, oggettivamente, il Sud non viene preso in considerazione di chi ha il compito ideologico di opporsi alla costruzione del Ponte. Le ricadute, certamente numerose e forti, di questo avvicinamento al resto del Paese, possono agire da elemento di sostegno alla crescita economica, essere chiave per maggiori flussi di investimenti esteri, ed funzionali ad un incremento del flusso turistico, con tutto ciò che né deriva. Ma ciò viene letteralmente saltato, dai nemici del Ponte, che parlano di vocazione turistica delle aree interessate, che dovrebbe determinarsi non si sa come e quando.

Basta, quindi, con le chiusure mentali e le opposizioni a prescindere che, sparse a piene mani, lasceranno il tempo che trovano e conducono verso il niente.

Bruno SERGI* – Giovanni ALVARO

* Prof. di Economia Internazionale

Università  di Messina

Francesco Iriti

Storico Direttore di www.ntacalabria.it, é giornalista pubblicista dal 2008. Laureato in Scienze della comunicazione, ha di recente pubblicato il libro " E' un mondo difficile". Ecco il link per acquistarlo http://amzn.to/2lohl4U. Lavora come Digital Content Marketing in Irlanda.

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