Esplorando le grotte della Lamia a Montebello Jonico

Esplorando le grotte della Lamia a Montebello Jonico

Esplorando le grotte della Lamia, ecco un nuovo episodio di Esplorando dietro casa

Se vi trovaste di fronte a un dipinto, guardereste la tela o la cornice?

Finora nelle pagine di questa rubrica ci siamo limitati a fissare la cornice, per quanto rifinita e affascinante.

Infatti castelli, chiese e templi non sono altro che manufatti minori all’interno di un’opera più grande chiamata “pianeta Terra”.

Proprio per questo, con il racconto di oggi, spostiamo temporaneamente l’attenzione sul paesaggio con un viaggio che ci porterà prima alle grotte della Lamia e infine nel geo-sito in contrada Pitea.

Dove si trovano le grotte della Lamia

Lasciata la SS 106 ci siamo addentrati all’interno del comune di Montebello Jonico e, oltrepassato Fossato, siamo giunti in località Campi della Lamia.

Le omonime grotte si aprono su un costone di versante scavato da un affluente della Fiumara Valanidi.

Le grotte sono considerate la più grande emergenza ipogea naturale nota nella provincia di Reggio Calabria.

Site a circa 900 metri sul livello del mare, sono raggiungibili tramite un sentiero ben riconoscibile nonostante la lussureggiante vegetazione.

Gli scorci paesaggistici che si aprono ai piedi delle grotte sono davvero impressionanti.

Le gole fra i piani aspro-montani

La morfologia del luogo è caratterizzata da numerose gole che corrono fra i piani aspro-montani coperti da una vegetazione a tratti fitta e prospera e a tratti brulla, interagenti a comporre un mosaico vario e suggestivo.

Giunti dinanzi all’ingresso delle grotte della Lamia si rimane impressionati dall’ampiezza del passaggio e dalla conformazione geologica.

Oltrepassato l’ingresso si accede a un primo ambiente dove si apprezzano tutte le peculiarità del sito: le stalattiti a forma di tozze colonne; le sporgenze e le concavità generate dal lento lavorio dell’acqua nella tenera arenaria; le patine biancastre formate dal carbonato di calcio accumulatosi per effetto delle acque di percolazione; le gocce di condensa che si staccano dal soffitto e le conchiglie fossili incastonate fra le pareti delle grotte a memoria delle ere geologiche in cui le acque coprivano quest’angolo di Calabria.

Le grotte si diramano in una serie di cunicoli sempre più stretti in cui alberga una nutrita fauna sotterranea fatta di pipistrelli e insetti.

Il nome delle grotte

Il nome delle grotte, riportato nella toponomastica, ci fa ipotizzare che il luogo fosse noto già in età greca.

Lamia, infatti, secondo la mitologia era il nome della regina della Libia di cui Zeus si infatuò; dalla loro unione nacquero molti figli i quali non ebbero una sorte felice perché finirono vittime della vendetta di Hera, la legittima moglie di Zeus, che lavò nel sangue l’onta del tradimento.

Secondo il mito Lamia, sconvolta dal dolore per la perdita della genia, si trasformò in un’orribile creatura e si nascose nell’oscurità delle grotte.

Secondo alcuni studiosi l’ingresso delle grotte, costellato di stalattiti, avrebbe ricordato alle genti antiche le fauci spalancate di un orribile mostro: da qui il nome della grotta.

Conclusa la nostra visita alle grotte della Lamia, abbiamo proseguito dirigendoci verso un geo-sito molto interessante ubicato a breve distanza.

Lungo la via abbiamo fatto una sosta per godere degli straordinari affacci paesaggistici. Dinanzi a noi si dispiegava il corso del Tuccio e il suo affluente Pristeo e su due cime spiccavano i borghi di San Lorenzo e Bova.

Il geo-sito di contrada Pitea

Percorrendo la vecchia strada che conduceva a Fossato, che in alcuni tratti conserva ancora l’antico selciato, siamo giunti al geo-sito di contrada Pitea. L’area è dominata da imponenti blocchi di arenaria levigati dagli angenti atmosferici.

Gli esperti che stanno studiando il sito ritengono che le formazioni geologiche siano naturali e la loro formazione risalga a tempi antichissimi quando le acque si sono ritirate e si sono formate le catene montuose.

Le mete che abbiamo visitato oggi potrebbero suggerire molteplici riflessioni.

Quante storie potrebbero raccontare le grotte della Lamia?

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Hanno conosciuto i greci e chissà quante altre popolazioni fino agli escursionisti che oggi le hanno visitate muniti di macchine fotografiche e cavalletti.

E quante altre storie potrebbe raccontare il geosito di contrada Pitea? Antico quanto le terre emerse.

La Terra è esistita prima di noi e lo farà anche dopo: sarà meglio trattarla bene per prolungare il connubio il più possibile…

Articolo a cura di Giovanni Speranza

Maria Cristina Condello

Maria Cristina Condello ha conseguito la laurea Magistrale in "Informazione, Editoria e Giornalismo" presso L'Università degli Studi Roma Tre. Nel 2015 ha conseguito il Master di Secondo Livello in "Sviluppo Applicazioni Web, Mobile e Social Media". Dal 2016 è Direttore Responsabile della testata giornalistica ntacalabria.it

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