L’analisi di Domenico Principato dopo il voto delle Europee

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Passata la sbronza elettorale dove assistiamo alla ennesima riconferma delle destre, posso finalmente tornare a dire qualcosa senza avere le remore di turbare anche da lontano il silenzio elettorale, che è finalmente finito. E’ una questione di educazione e responsabilità a volte il silenzio. La prima cosa è complimentarmi pubblicamente con il nuovo sindaco di Bova Marina, il successo ottenuto alle urne segna il dato di fatto lampante che Bova Marina ha voluto cambiare corso e bussola. Bisogna dunque riconoscere senza infingimenti, e per amore di verità, che l’elettorato ha premiato un giovane, di una destra moderata che ha vinto praticamente da solo e di misura. Checchè se ne dica da oggi sarà il sindaco di tutti i Bovesi e ne estendo l’augurio che possa lavorare proficuo. Rammarico invece dall’altro lato, dove il problema secondo me non è stato la figura politica della candidata a sindaco, persona a mio avviso moderata anch’essa, indubbiamente preparata sotto ogni profilo.

L’elettorato ha consegnato alla dott.ssa Iiriti il ruolo di gestire l’opposizione, lo farà a mio avviso bene e mi auguro con quel moderatismo che ne caratterizza la carriera e la lungimiranza di mettere al primo posto l’interesse della comunità sulla politica. Non è sinceramente parlando, almeno a mio avviso la sconfitta personale della sua candidatura, ma il tracollo di una politica, in modo particolare della corrente del Pd che l ha sostenuta. Converrà riflettere per il futuro su questo dato di fatto. Si attraversa dunque a sinistra la mitica fase del che fare di leninista memoria, e sa da un lato a livello locale si vive lo scollamento tra elettori e sinistra, l’elettorato di centro si rifugia invece nell’unico partito moderato possibile ovvero l’offerta politica di Forza Italia, quando non nella destra non più sociale di governo. I populisti sovranisti della Lega si riconfermano, altro dato per nulla incoraggiante specie al sud, e crollano invece i 5 stelle a sinistra. Non è per niente incoraggiante l’astensione alle urne per le europee verificatasi al Sud, segno che l’elettorato di quella zona vede un’europa distante, con candidati lontani anni luce dalle loro aspettative e dalle loro presenza.

Veniamo alle dolenti note della lista Stati Uniti di Europa, lista rimasta fuori per lo 0.3. Il sogno che fu di Turati di Spinelli e ancora prima di Mazzini, di avere una Europa dei popoli e non dei governi, che sia non allineata nè ad est nè a ovest, viene per un attimo messo da parte. Di chi è la responsabilità? Un pò di Carlo Calenda, che ha apposto un niet sui socialisti, un pò dei socialisti che hanno dovuto aderire a una lista Renzi dimenticandosi per un pò del job act. Mentre si assiste a tutto questo e allo scambio reciproco di accuse tra i due, il dato peggiore è solo uno. Mentre sparisce la classe media, e ripetiamolo la classe non è il ceto, e l’economia di Von Hayek vince su Keynes, la possibilità di avere ancora un partito di centro che guarda a sinistra, è l’ennesimo danno democratico. Fioccano in tutto questo i voti delle destre estreme. E ci si consola con il risultato risicato ottimo di AVS che elegge Lucano. I socialisti dunque sono nella fase del che fare? Che fare dunque. Non rimane altro che mediare per un accordo pacifico e un senso di responsabiltà tra Renzi e Calenda, sperando che il secondo collabori anche lui, all’unità socialista.

Non ha giovato infatti che una fetta del PSI liberale, abbia aderito ad azione. Non ha senso questo correntismo divisivo che danneggia l’ala progressista del centro. Il partito dunque lavori fin da subito a una fase mediativa tra i due leader che penalizza non solo il correntismo di sinistra riformista ma tutto il centro intero, che ha capacità di rappresentanza fino al 9 %. Lavorare dunque per la composizione di questi contrasti a costo di indire le primarie di centro ai soli tesserati delle liste interessate. Ma non solo, bisognerà lavorare anche nei piccoli dove esiste un centro e un riformismo che va recuperato in termini di fiducia e strappato al populismo. Ce lo chiedono specialmente al sud le istanze continue di picconamento alla costituzione e le teorie nuove economiche di un federalismo poco solidale tra cittadini. Relativamente al Psi Calabria credo sia ora di indire un congresso, passate le elezioni che possa, essendo i tempi maturi rilanciare non solo il Psi, ma una fase nuova e nazionale per la ricostruzione di un pentapartito che freni la diaspora del centro.

di DOMENICO PRINCIPATO

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Author: Redazione Notizie