Don Giovanni Zampaglione in merito all’orrore del Blue Whale

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Qualche giorno fa dei ragazzi della parrocchia “Ss. Trinità” e alcuni giovani di facebook mi hanno chiesto delle considerazioni e il mio punto di vista sul “gioco” dell’orrore del momento: Blue Whale che ha già ucciso 157 adolescenti in Russia. La prima espressione, – informa don Giovanni Zampaglione – dopo aver visto anche il video delle Iene, che è stato mandato in onda qualche giorno fa, è: Agghiacciante. La Blue Whale, che letteralmente  significa balena blu, dura 50 giorni e ha regole ben precise. Una ragazza (Maria) interviene su facebook dicendo: “Più che un gioco è una “trappola psicologica”, ecco perché – prosegue Maria nel suo intervento su questo argomento – bisogna intervenire seriamente e sgominare tutti questi folli!”.

Diverse indagini – continua don Zampaglione – hanno portato all’arresto di un 22enne, studente di psicologia, ritenuto l’ideatore del “gioco”. Altra domanda che mi è stata posta su facebook: “Ci potete spiegare in maniera approfondita questo “gioco”, per sapere come comportarci?”. Dopo un’approfondita documentazione sono giunto a queste conclusioni: “Il gioco prende spunto dalle balene azzurre che per morire, decidono di suicidarsi arenandosi sulla spiaggia, così anche gli adolescenti, raggirati da veri e propri criminali, presenti sui social, decidono di accettare delle sfide (50 sfide) , sempre più estreme, che li portano fino alla depressione e poi in ultimo al suicidio. La regola generale è quella di non dire nulla ai genitori, l’ultima sfida, quella finale, è il suicidio, ovviamente, facendosi riprendere in video dagli amici per poter avere una testimonianza”.

Questo gioco della “balena blu” – prosegue il parroco – in poco tempo si è diffuso in tutta Europa ed ha pure raggiunto l’Italia; A Livorno c’è stato il caso di un ragazzo suicida che si è lanciato dal 26esimo piano. Altra domanda che mi è stata posta su facebook: Come comportarsi?”. Mi permetto anzitutto – conclude don Giovanni – d’invitare i genitori a stare attenti a come i figli utilizzano computer e social network e fare attenzione  ad alcuni piccoli dettagli che non possono essere (a mio avviso trascurati) come disegni di balene nei quaderni dei ragazzi. Mi permetto di aggiungere che i ragazzi di oggi hanno bisogno di arte e cultura e di frequentare ambienti sani. Si deve vivere di realtà, non di virtualità. Faccio mie a questo proposito le parole del nostro vescovo Giuseppe Morosini e invito i giovani a prendere in mano il timone della propria vita e orientarlo verso il vero bene e mi permetto di aggiungere e non verso le “trappole” che il mondo virtuale e reale spesso ci presenta e da cui a volte no si riesce a uscire”.

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