“Ombre e Carbone”, inchiesta della TV Svizzera RS1-La1 sulla centrale SEI-Repower

“Ombre e Carbone”, inchiesta della TV Svizzera RS1-La1 sulla centrale SEI-Repower

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Il 13 settembre 2012, sul canale nazionale della TV Svizzera RSI-La1, è andata in onda l’inchiesta “Ombre e Carbone” della trasmissione “Falò”.

Tema della puntata del popolare programma, il progetto della SEI-Repower per la costruzione della centrale a carbone a Saline Joniche.

Grande assente, com’è ormai consuetudine, proprio la SEI-Repower che, negando un’intervista alla TV elvetica,  appare sempre più come un ectoplasma, un’entità intangibile, senza consistenza e senza parola, che preferisce non scendere sul terreno del confronto pubblico, delegando tale ingrato compito ai propri sodali, spesso lautamente foraggiati (inchiesta giornalistica sul finanziamento di 9000 franchi per manifestare a Coira, in Svizzera, a favore dell’azienda) o con interessi economici diretti.

Come accadeva nella Parigi del ‘700 vi è una forte competizione tra i fan della società elvetica, una gara quotidiana tra le “cortigiane” per conquistare, con ogni mezzo, il ruolo di favorita nel palazzo della SEI-Repower, per diventare l’odierna Madame de Pompadour, al servizio del carbone.

Oltre  a negare l’intervista, la società italo-elvetica, attraverso il suo amministratore delegato Fabio Bocchiola, si è premurata di inviare alla redazione di Falò una e-mail con una richiesta molto precisa: che il servizio abbia “un tono più in difesa dell’attività svolta da una sana azienda Svizzera”, cercando così, ancora una volta, di influenzare gli organi di informazione non curanti dell’ammonizione ricevuta dall’allora Presidente del Consiglio grigionese Martin Schmidt, che aveva già definito come intollerabile il comportamento di SEI-Repower, volto ad influenzare i media.

Viene spontaneo, a questo punto, chiedersi a quante altre redazioni siano arrivate simili richieste, e soprattutto quante di loro abbiano resistito nel mantenere diritta la schiena.

Nel servizio interviste d’eccellenza col giornalista Giovanni Tizian e col Procuratore aggiunto della Repubblica dottor Nicola Gratteri, evidenziano i pericoli di un’infiltrazione della ‘ndrangheta nel progetto. Mentre Tizian fa un excursus sulla storia dell’ex Liquichimica, il dottor Gratteri proferisce parole che non lasciano adito a dubbi: “sicuramente qualcuno andrà a chiedergli la mazzetta del 4%, sicuramente qualcuno andrà a dirgli di assumere determinati operai, sicuramente qualcuno andrà a dirgli chi gli deve fornire il calcestruzzo, chi deve fare il movimento terra…sta poi all’impresa avere la forza, il coraggio, la volontà o la convenienza di denunciare o meno”. Questo lo scenario con il quale, secondo il Procuratore, chi investe in Calabria, soprattutto in grandi opere, si trova a dover fare i conti.

Il dottor Gianni Silvestrini, direttore di Kioto Italia, si chiede se abbia senso costruire altre centrali indipendentemente da quale sia la fonte che le dovesse alimentare, considerato che il parco elettrico italiano è sovradimensionato. Una nuova centrale avrà difficoltà a piazzare l’energia su un mercato già saturo. Tutti sanno che la Calabria, inoltre, produce elettricità in eccesso e vanta un ampio parco di energie rinnovabili, allora appare oscuro il senso di questo investimento milionario.

La Capture Ready, cioè la predisposizione della centrale al famoso CCS (cattura e stoccaggio della CO2), non da valore aggiunto al progetto visto che tale tecnologia, prevedendo lo stoccaggio in zone vicine alla centrale, risulta inutilizzabile poiché vietata dalla legge che non consente l’immagazzinamento nel sottosuolo in territori classificati, come in questo caso, zona sismica 1. Il CCS non trattiene il fumo negli occhi che la società italo-elvetica getta in faccia alla popolazione calabrese.

Ciò che emerge dal servizio di “Falò” è l’inconsistenza del progetto proposto dalla SEI-Repower, progetto lacunoso e per nulla convincente. La SEI brancola nel buio di un progetto che farebbe meglio a ritirare e forse non sa come fare per uscirne. Appare barcollante in un angolo per i duri colpi subiti, come il fallimento totale della centrale a carbone che non è riuscita a costruire in Germania o la condanna inflitta alla Repower, azionista di maggioranza della SEI, multata dall’antitrust per aver creato un cartello, insieme ad altre aziende del settore energetico, sui prezzi dell’energia nel sud Italia.

Il colpo più duro inferto è stato sferrato dalla popolazione e dalle istituzioni che quotidianamente manifestano la loro ferma opposizione ad un progetto dannoso per il territorio.

La Regione Calabria, i comuni dell’Area Grecanica e le associazioni hanno dato mandato ai legali per preparare il ricorso alla lacunosa e contraddittoria valutazione d’impatto ambientale.

E’ stato recentemente istituito il comitato dei sindaci contro la centrale a carbone, che ha visto l’adesione decisa anche di comuni non direttamente interessati al progetto, perché una centrale a carbone ha un impatto talmente devastante su un vasto territorio che nessuno può tirarsi fuori dalla partita.

Anche comuni distanti dall’Area Grecanica si sono sentiti in dovere di intervenire, perché la nostra terra è un bene comune e tutti devono farsi carico di difenderla e proteggerla dai pericoli che la minacciano, come quello di un’insensata centrale a carbone, che avrebbe effetti disastrosi e, per molti decenni, irreversibili.

Al link che segue sarà possibile vedere l’inchiesta “Ombre e Carbone” della trasmissione Falò:  http://la1.rsi.ch/falo/welcome.cfm?idg=0&ids=0&idc=43268

Coordinamento Associazioni Area Grecanica

www.nocarbonesaline.it

Category Reggio Calabria

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