Locri, intervista a Livio Ravanese, rappresentante del Corso di Laurea in Servizio Sociale

Locri, intervista a Livio Ravanese, rappresentante del Corso di Laurea in Servizio Sociale

Livio Ravanese

Livio Ravanese

di Domenica Bumbaca

Sono state scritte pagine e pagine di CO sulla storia decadente del corso di laurea in Servizi sociali. Colonne che hanno riportato la cronaca, quando nel 2009 già si vociferava della chiusura, articoli sulle manifestazioni e proteste studentesche, interventi dei politici, docenti, cittadini e studenti. Si è detto tanto. Si è sperato che la fine non dovesse mai arrivare.

Dopo due anni, forse più, di lunghe attese, promesse mai mantenute, debiti insormontabili, oggi la fine è giunta e ci si chiede il perchè. Perché nonostante la cronaca registri le nomine degli incarichi della Fondazione LocrIdea (organo che sostituisce il vecchio consorzio tra comuni), ancora nessun sindaco si fa sentire, ancora la Regione con il suo presidente Scopelliti non ha aderito, se pur le intenzioni erano chiare, e la Provincia non fa quel ulteriore passo di riavvicinamento con l’Ateneo messinese e con il suo Magifico Rettore, professor Tomasello.

Perché quei Comuni che ancora non hanno aderito alla Fondazione non si fanno avanti? Abbiamo tracciato vita, morte e “non” miracoli, sul polo didattico, insieme al Consigliere di Facoltà di Scienze Politiche di Messina, nonché rappresentante per il Corso in Servizio Sociale di Locri, Livio Ravanese. Più volte abbiamo annotato le sue dichiarazioni. A volte polemico a volte mediatore tra quella classe politica menefreghista e quel gruppo studentesco inferocito. A volte è apparso come leader e aspirante politico, a volte studente tra gli studenti.

Livio Ravanese, qual è oggi la situazione del corso di laurea?

La situazione “critica” va avanti da più di un anno. Ricordo infatti, che sin dall’anno successivo alla sua costituzione, il polo locrese ha sempre avuto difficoltà economiche verso il suo sostentamento. Tuttavia, il periodo di crisi più evidente è quello che stiamo vivendo in questo momento, dove una paventata chiusura definitiva, non sembra più una paventata conclusione ma una triste realtà.

Due mesi fa c’è stato un accenno di risoluzione da parte del presidente della Provincia Morabito e le consecutive elezioni per le “poltrone” della Fondazione. Poi nuovamente il silenzio. Si avvicinano le elezioni e ci si interesserà?

Non credo sia un discorso prettamente elettorale. Noi studenti abbiamo sempre mantenuto le distanze, denunciando sugli organi di stampa le promesse o le dichiarazioni che i vari politici giornalmente ci propinavano. Credo soltanto che la somma di debito, rispetto alle disponibilità degli enti pubblici attualmente coinvolti, sia sproporzionata da saldarsi nell’immediatezza dei termini.

A quanto ammonta, ad oggi, il debito del polo nei confronti dell’università?

Il debito ammontava fino a qualche mese fa a circa 650 -700 mila euro. Circa 150 mila euro (pari ad un’annualità) sono stati versati dalla Provincia di Reggio Calabria a copertura di una parte del debito. Resterebbero da corrispondere circa 500 mila euro, da suddividere tra i vari Comuni che per quota parte sono insolventi, tra Provincia e tra ASL di Locri ( che si tira, però fuori, perché ignara di aver aderito all’ex consorzio). Credo che la Fondazione stia concordando con Messina l’effettiva quantificazione del debito attraverso il recupero di tutti gli incartamenti e le spese giustificative delle docenze. La Fondazione, inoltre, dovrà ragionare sulle unità di segreteria da inserire per il funzionamento della struttura e sulla nuova convenzione, che permetterà alla sede di Locri, di avere un ritorno del 70% delle tasse universitarie, cosi da consentire maggiori servizi per gli studenti e quote annuali più snelle per i comuni. Quello che potrebbe dirsi un intoppo, è l’approvazione del bilancio della Regione, che allo stato attuale non ha le possibilità burocratiche di entrare economicamente e attivamente nella Fondazione.

La volontà del presidente Scopelliti, di entrare in Fondazione, non è stata definita?

Il passaggio di costituzione del CDA della Fondazione è stato obbligatorio, per permettere da Statuto sia il normale funzionamento che l’approvazione di entrata dei nuovi soci, e quindi prossimamente della Regione Calabria. Resta da dire in merito a questo che la Regione entrerà nella Fondazione come socio, e non come si è detto in passato versando un contributo. Infatti la Regione dovrebbe entrare con una quota costante annuale per permettere il funzionamento della struttura e l’ammortamento parziale del debito agli enti pubblici subordinati.

Secondo te, è solo questione di debiti?

Da parte dell’Ateneo Messinese si, se poi sia realmente un fatto politico clientelare, dove la chiusura di Locri era necessaria per lo sviluppo di altre sedi universitarie collocate nella Provincia di Reggio, non sta a me dirlo. Questo lo potremmo sapere solamente se dopo l’approvazione del bilancio della Regione Calabria, la riapertura della sede di Locri non sarà immediata ma uscirà qualche altro intoppo. In questo caso non sarà solo un fatto di debiti, ma un fatto di scelte non politiche ma personali, e soprattutto un fatto di volontà. Il problema è uno: in ogni caso, l’università di Messina chiederà ai nostri comuni il pagamento dei debiti. Quindi o prima o dopo dovranno versare le quote dovute. Forse, allo stato attuale si risparmierebbero notevoli lungaggini legali e le quote di interessi.

Quanta volontà c’è da parte dei Comuni? E dall’Università di Messina?

L’università di Messina ha ricevuto come sappiamo ingiunzioni di pagamento per le docenze a contratto svolte nella sede di Locri. Tuttavia sia il Rettore, il Preside di Facoltà che i docenti, sono sensibili alla possibilità che la sede di Locri offriva ai nostri giovani e al comprensorio. Hanno infatti dimostrato disponibilità a riaprire i corsi a copertura del debito, e dimostrando delle basi per il funzionamento negli anni a venire. Sottolineo che le richieste dell’Università sono condivise da noi studenti, che da anni lottiamo quotidianamente per questa situazione di precarietà culturale. La volontà da parte dei Comuni c’è nelle parole, nella vicinanza, nell’interesse. Dovremmo vedere nei fatti. Ormai quasi tutti si sono svincolati fino a quando la Regione, come promesso da Scopelliti non entrerà con determinazione per  risollevare e riorganizzare la sede di Locri. Resta da dire, vedendo un po’ gli albi pretori di alcuni comuni, o comunque conoscendo la situazione attuale dei nostri enti pubblici, che è impensabile un pagamento immediato del debito senza un aiuto da parte della Regione. Da qui il nostro invito a Scopelliti e a Caligiuri di abbreviare i tempi, e mediare con l’Ateneo messinese, dando un segno evidente del loro impegno.

Quanta fiducia c’è sulla riapertura della sede?

Ormai tutti gli studenti iscritti siamo a Messina. Quella sarà la nostra sede di Laurea. Tuttavia la speranza è quella di dare la possibilità concreta e sicura, ad altri giovani del territorio di poter avere un polo universitario funzionante nel nostro territorio. Vorremmo che nella Locride, qualcosa funzionasse. Vorremmo che la cultura nella Locride non fosse solo quella della Magna Grecia, bensì vorremmo che fossero i giovani i protagonisti della Cultura.

Si potrà parlare, un giorno di qualità didattica o resta la considerazione di un’università di serie B? Quali benefici potrà portare al territorio?

Chi parla di Università di Serie B,  evidentemente non parla della qualità di didattica ma dei servizi nati intorno alle Università. Locri infatti, come qualità di insegnamento si configura al pari di Messina, essendo quasi la maggioranza dei docenti, a contratto a Locri, (per ex convenzioni stipulate con il Consorzio) ma ordinari di cattedra a Messina. Ricordiamo che a Locri insegnavano docenti Internazionali di Economia e Nazionali di Diritto, Sociologia, Statistica. Sottolineo che comunque, i servizi che rendono un clima universitario di Serie A sono sempre mancati, anche se la vicinanza al polo didattico ha permesso agli studenti e ai docenti di rafforzare la preparazione ed i rapporti culturali. L’università portava quasi 300 giovani ad avere un futuro culturale e professionale nel nostro territorio. Manteneva un piccolo indotto economico di circa 3-4 mila euro a studente annui, che ora invece viene riversato nel hinterland messinese.

L’ultimatum?

Continueremo a farci sentire, in quanto la gente deve sapere se i politici fanno o non fanno per il bene del loro territorio. Allo stato attuale nessuno politico, dai sindaci al presidente della Provincia al Presidente della Regione, si sono dimostrati coerenti con le loro dichiarazioni. Ci aspettavamo qualcosa in più da parte di chi consideravamo coinvolto in questo depauperamento del nostro territorio. I sindaci prima di noi, dovrebbe sentirti truffati, dalla loro stessa politica, un territorio perde l’unica sede universitaria e invece ci si preoccupa delle varie feste e dei vari concerti. Però ricordiamo che a breve ci saranno le elezioni politiche, e credo che forse, noi giovani, noi studenti, non sappiamo ancora chi votare, ma se l’università di Locri resterà chiusa, sappiamo per certo chi NON dover votare. Non ci sentiamo presi in giro, ma siamo completamente insoddisfatti di quante promesse siano state fatte dai sindaci, presidenti della provincia, presidenti della regione e deputati. Non è un discorso di destra o sinistra, centra solo che ogni politico finora ha dimostrato di essere pagnottista. Ognuno per se e tutti da soli. Forse dovrebbero ricordarsi che a votare saremo noi.

Maria Cristina Condello

Maria Cristina Condello ha conseguito la laurea Magistrale in "Informazione, Editoria e Giornalismo" presso L'Università degli Studi Roma Tre. Nel 2015 ha conseguito il Master di Secondo Livello in "Sviluppo Applicazioni Web, Mobile e Social Media". Dal 2016 è Direttore Responsabile della testata giornalistica ntacalabria.it

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