Gratteri racconta la mafia nella scuola media C.Alvaro a Melito PS

Gratteri racconta la mafia nella scuola media C.Alvaro a Melito PS

nicola gratteri a melito

di Francesco Iriti (pubblicato su Calabria Ora)

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“Lo studio è l’unica arma di riscatto in una situazione di povertà nella quale viviamo dove non esistono i ricchi. Se studierete, anche oltre i compiti che vi danno a scuola, vi sentirete sempre meglio poiché crescerete culturalmente”. E’ stato un Gratteri a 360° quello che ieri pomeriggio ha preso parte al Pon “Le(g)ali al Sud” che si è tenuto nell’aula magna della scuola media “Corrado Alvaro” di Melito Porto Salvo. Il procuratore ha smesso i panni di grande uomo della giustizia rivolgendosi ai giovani presenti con grande umiltà e con parole di speranza sul futuro. “Dovete avere fiducia nei valori della famiglia- ha aggiunto Gratteri – ed in particolare amate i vostri genitori perché sono le uniche persone che non vi tradiranno mai. Anzi ne sentirete sempre di più la loro assenza quando verranno a mancare”. L’artefice delle più importanti operazioni contro la ‘ndrangheta nel reggino non nasconde le sue origini, è di Gerace, e la sua storia “perché ragazzi io stesso provenivo da una famiglia povera che, nonostante tutto, mi ribadiva sempre di aiutare i poveri. Bisogna partire da queste certezze per vivere nella legalità perché c’è la speranza in una società migliore”.

Toccanti anche le parole dell’altro ospite, Giuseppe Minutoli, presidente di sezione del Tribunale di Reggio Calabria che, nei vari interventi, ha preso come esempio Don Milani per porre l’accento sul tema della “cultura nella scuola come strumento per avere accesso alla vita. Bisogna credere nei valori di uguaglianza, giustizia e legalità perché fanno parte della nostra vita”. Lo stesso Minutoli ha considerato la presenza di Gratteri a Melito come “un grande successo per il mondo della scuola e per il concetto di legalità”.

Interessanti le domande poste dai vari alunni della scuola media che hanno portato Gratteri a fare un lungo excursus sul concetto di mafioso e del ruolo della donna all’interno delle varie consorterie. Ci sarebbe una via d’uscita per porre fine a questo fenomeno che “deve seguire due strade: la prima ha bisogno di un lungo periodo perché si basa sulla ricezione della cultura e della scuola stessa che deve impegnare di più i giovani, tenendoli lontani dal mondo mafioso; l’altra nel breve periodo ed interesse le modifiche legislature. Se non si intraprendono queste due strade, al massimo possiamo pareggiare la partita”.

I lavori erano stati aperti dalla dirigente Irene Mafrici, che ha fatto gli onori di casa parlando della “cultura come arma per riscattarsi e per uscire da questo stato. La cultura come modo di pensare e di vivere e che ci permette di combattere l’illegalità. I giovani devono essere i principali fautori di questo momento di risveglio”. L’incontro “Vivere la legalità” ha rappresentato il terzo ed ultimo incontro di questo progetto molto importante che si spera proseguirà anche il prossimo anno. La manifestazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione dell’istituto alberghiero di Condofuri nella figura di hostess e professori e del professore Pompeo Franco Orlando, presidente del consiglio d’istituto della “Corrado Alvaro”.

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