Reggio Calabria, confiscati beni alla cosca Fontana

Reggio Calabria, confiscati beni alla cosca Fontana

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Gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica, hanno proceduto nei confronti di appartenenti alla cosca “FONTANA”, già dominante nel quartiere reggino di Archi, all’esecuzione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di p.s. e al sequestro nonché alla confisca, complessivamente, di 5 imprese operanti nei settori della riparazione e rivendita di autoveicoli, commercio al dettaglio di carburanti per autotrazione e compravendita di immobili, di 14 fabbricati, di 20 terreni, di 43 automezzi e di diversi rapporti finanziari personali e aziendali, il tutto per un valore stimato pari a circa 27 milioni di euro.

In tale contesto sono state, altresì, valorizzate le risultanze investigative delle operazioni “Olimpia” e “Athena” coordinate dalla locale D.D.A. che hanno consentito di accertare la continuità tra il passato ed il presente della cosca FONTANA e la sua operatività.

Come emerso nell’operazione “Athena” la cosca FONTANA è, infatti, riuscita ad assicurarsi il controllo di una delle società miste partecipate dal Comune di Reggio Calabria, la “LEONIA S.p.a.”, affidataria del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani, con la compiacente disponibilità di coloro che gestivano la società stessa.
Più in generale, la cosca FONTANA – grazie al “permesso” delle altre consorterie criminali della città – ha acquisito il controllo delle attività economiche legate al settore dello smaltimento dei rifiuti e della distribuzione di carburante nonché della raccolta delle somme necessarie per il pagamento delle tangenti da corrispondere alle altre cosche che – una volta resesi conto della rimuneratività di tali affari – hanno preteso la loro parte.

Sulla base dei suddetti elementi e alla luce della ricostruzione economico-finanziaria svolta dai militari operanti, il Tribunale di Reggio Calabria ha qualificato le imprese confiscate come rientranti nel genus dell’“impresa mafiosa” in quanto, in relazione alle stesse, “sussistono plurimi e convergenti elementi di fatto che consentono di sostenere che le società, a prescindere dalla provenienza delle risorse genetiche, che tuttavia nel caso in esame deve escludersi, si siano progressivamente ampliate e siano cresciute fino a diventare la realtà economica fotografata nelle indagini solo grazie alla personale attività dei proposti che sono così riusciti ad ottenere la stipula di contratti e aggiudicazioni del tutto al di fuori delle libere logiche concorrenziali attraverso lo sfruttamento delle proprie conoscenze”.

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