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Il comune di Rende ha avviato una profonda revisione del proprio piano protezione civile comunale. Questa iniziativa non si limita a un semplice aggiornamento burocratico, ma mira a ricostruire lo stato effettivo dell’organizzazione, ponendo l’accento sulla capacità di risposta alle emergenze. Il nuovo approccio include la verifica della reperibilità dei responsabili, l’analisi delle dotazioni del Centro Operativo Comunale (COC), la mappatura dettagliata dei rischi e l’ottimizzazione dei sistemi di allertamento. Inoltre, grande importanza viene data alla formazione dei cittadini.
Un approccio strutturato per la sicurezza del territorio
L’informativa istruttoria, trasmessa alla Commissione Lavori Pubblici e Ambiente, propone un percorso strutturato. L’obiettivo è trasformare il piano comunale in un sistema operativo e verificabile, capace di affrontare le diverse tipologie di rischio. Il documento, composto da tredici pagine e due appendici, analizza l’attuazione della Relazione Generale del Piano, redatta a marzo 2025, alla luce degli eventi verificatisi nel 2026.
I rischi e le sfide del territorio rendese
La fotografia che emerge dal documento evidenzia la complessità del territorio di Rende. Sono stati censiti ventiquattro punti critici per il rischio idraulico, una condizione che richiede interventi mirati e una costante vigilanza. Inoltre, nove funzioni del COC sono già operative, con responsabili e sostituti designati per garantire la continuità delle operazioni in caso di necessità.
La popolazione di Rende, che nei giorni di maggiore affluenza supera le cinquantamila presenze, include residenti, studenti dell’Università della Calabria e lavoratori del polo industriale. Questa densità abitativa, insieme alla classificazione di Rende in zona sismica 1 – la fascia di massima pericolosità – impone un’attenzione particolare alla sicurezza degli edifici strategici e alla predisposizione di adeguate aree di emergenza.
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