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Corteo Askatasuna Torino, scontri, un indagato

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Un giovane di Cosenza è finito tra gli indagati per gli scontri avvenuti lo scorso 31 gennaio a Torino, durante il corteo Askatasuna Torino scontri. Secondo le ricostruzioni della Digos, il ragazzo, descritto negli atti come appartenente all’”area antagonista di origine calabrese”, sarebbe stato coinvolto direttamente nella fase preparatoria delle violenze. Questa accusa si aggiunge a quelle rivolte ad altri due attivisti del centro sociale.

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La vicenda emerge dall’ordinanza con cui la gip Giulia Caveglia ha disposto un totale di 16 misure cautelari e restrittive. Gli investigatori avrebbero documentato i preparativi attraverso filmati delle forze dell’ordine, che riprenderebbero il caricamento di striscioni e scudi su un furgone a Palazzo Nuovo, una delle sedi dell’Università di Torino.

Le accuse e le versioni degli indagati

Tra le figure a cui viene attribuito un ruolo nella preparazione delle violenze figura anche un uomo di 27 anni, indicato come storico militante di Askatasuna e attualmente sottoposto agli arresti domiciliari. Durante l’interrogatorio, l’uomo ha sostenuto di essersi limitato a fare speakeraggio nella prima parte della manifestazione. Questa versione, tuttavia, contrasta con quella fornita dalla Digos, che lo vede, insieme a un altro attivista del centro sociale e al giovane cosentino, direttamente coinvolto nella fase preparatoria delle violenze.

Le responsabilità contestate, è bene sottolinearlo, restano comunque da accertare nel procedimento giudiziario.

Le difese presentate e le decisioni del giudice

Le spiegazioni fornite dagli altri indagati sono di diverso tenore. Un uomo ha dichiarato che alcune pietre gli sarebbero state infilate in tasca a sua insaputa, una ricostruzione definita “fantasiosa” dalla giudice. Altri hanno affermato di essersi occupati solo dell’impianto di amplificazione o di essere rimasti disorientati, essendo alla loro prima partecipazione a un corteo.

Due indagati, invece, sono riusciti a evitare la misura cautelare grazie agli elementi presentati a propria difesa. Il primo ha spiegato di essere rimasto in disparte, osservando la manifestazione da un giardinetto, e di aver colpito un lacrimogeno con un calcio solo per allontanarlo. Il secondo ha dichiarato di essersene andato alle prime avvisaglie degli incidenti, presentando un biglietto della metropolitana a sostegno del proprio racconto. Spiegazioni che, in questi due casi, hanno convinto la gip.

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