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Un recente blitz antimafia a Gallico, frazione di Reggio Calabria, ha portato all’arresto di due uomini con l’accusa di estorsioni e associazione mafiosa. L’inchiesta ha svelato un sistema di richieste di denaro che colpiva anche l’organizzazione di eventi, come un veglione di Capodanno. Gli episodi contestati si sarebbero verificati tra dicembre 2024 e febbraio 2025, evidenziando la pervasività delle attività criminali nella zona.
Richieste di denaro anche per il veglione di Capodanno
Secondo quanto emerso dalle indagini, un promoter che aveva affittato una villa per un veglione di fine anno è stato costretto a versare 700 euro in contanti e a consegnare 15 biglietti d’ingresso, del valore di 45 euro ciascuno. Questa richiesta, avvenuta dopo una lunga trattativa, dimostra come la ‘ndrangheta imponesse il proprio controllo anche su eventi pubblici e attività commerciali.
Gli arresti e le accuse a Gallico
Le forze dell’ordine hanno eseguito due arresti. Un uomo di 54 anni, noto come “Naos”, è stato condotto in carcere, mentre un altro uomo di 39 anni, detto “Sampei”, è finito ai domiciliari. Le accuse mosse dalla Procura antimafia e dalla Squadra mobile di Reggio Calabria sono pesantissime: mafia ed estorsione. Gallico, infatti, è una zona che da anni è teatro di fibrillazioni e regolamenti di conti tra fazioni criminali.
Il ruolo del presunto capo e le sue direttive dal carcere
La posizione più delicata riguarda il 54enne, ritenuto dagli inquirenti il capo locale di Gallico, operante in sinergia con le cosche di Archi. L’uomo avrebbe esercitato il suo potere anche durante la detenzione, impartendo ordini e fornendo indicazioni operative agli affiliati. Le carte dell’inchiesta rivelano che avrebbe ricevuto quote dei proventi delle estorsioni, gestito il mantenimento dei sodali detenuti e sostenuto economicamente le loro famiglie.
Per approfondire altri casi di criminalità nella zona, è possibile consultare l’articolo Criminalità giovanile a Reggio Calabria, otto arresti.
Il coinvolgimento del secondo arrestato e l’indagata
Il 39enne, invece, è accusato di aver operato in concorso con il presunto capo, sebbene con un ruolo minore. A suo carico vi è anche la contestazione di aver agito come prestanome, intestandosi fittiziamente un’impresa edile. L’inchiesta coinvolge anche una terza indagata, che non è stata raggiunta da misure cautelari, per intestazione fittizia di beni. Gli indagati si sottoporranno all’interrogatorio di garanzia per rispondere alle accuse.
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