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A Cosenza Tahar ben Jelloun spiega la necessità di scrivere

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Tahar Ben Jelloun, scrittore di fama internazionale, ha partecipato come ospite d’onore alla ventesima edizione del Premio per la Cultura Mediterranea, tenutosi a Cosenza. L’autore, noto per il suo impegno civile e la sua capacità di affrontare temi complessi attraverso la letteratura, ha ribadito l’importanza di educare le giovani generazioni al rispetto e alla tolleranza. Ben Jelloun è intervenuto in collegamento da Parigi, parlando alla platea del Teatro Rendano.

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La sua riflessione su tahar ben jelloun scrive e l’impegno sociale prende spunto da un episodio del 1997 a Parigi. La figlia Mérième, durante una manifestazione contro una legge sull’immigrazione, gli chiese: «Papà, che cos’è il razzismo?». Da quella domanda nacque il celebre libretto “Il razzismo spiegato a mia figlia”. Questo testo, ancora oggi attuale, è un esempio di come la letteratura possa essere uno strumento potente per spiegare il mondo ai più giovani.

L’impegno civile e il dialogo nel tempo della guerra

Nato a Fès, in Marocco, nel 1944, Ben Jelloun vive a Parigi dagli anni Settanta, mantenendo un legame forte con entrambe le sponde del Mediterraneo. La sua carriera è costellata di riconoscimenti importanti, tra cui il Premio Goncourt nel 1987 per “Notte fatale”, che lo rese il primo scrittore africano a riceverlo. Nel 2007, la Fondazione Carical gli ha assegnato, proprio a Cosenza, la prima edizione del Premio per la Cultura Mediterranea, insieme ad Amos Oz, un incontro storico tra uno scrittore arabo e uno israeliano.

Dopo gli attentati di Parigi, Ben Jelloun ha continuato a spiegare il mondo ai figli con “Il terrorismo spiegato ai nostri figli”. Di fronte agli eventi del 7 ottobre 2023, ha condannato sia la strage di Hamas sia i bombardamenti su Gaza, suscitando critiche da entrambi i fronti. Ne sono nati due pamphlet: “L’urlo. Israele e Palestina.

La necessità del dialogo nel tempo della guerra” e “L’anima perduta di Israele”, quest’ultimo uscito nell’estate del 2025. In questo testo, l’autore usa la parola genocidio e distingue chiaramente la critica al sionismo dall’antisemitismo, una distinzione che ritiene oggi più che mai urgente.

Le sfide della democrazia e l’intelligenza artificiale

Interrogato sulla situazione a Gaza, Ben Jelloun ha sottolineato la difficoltà di spiegare la tragedia ai bambini, pur riconoscendo la loro capacità di comprendere la mancanza di sicurezza. Ha insistito sulla necessità di accompagnare le immagini con spiegazioni complesse sull’origine dei massacri. Sulla questione dell’immigrazione in Francia, lo scrittore ha evidenziato un paradosso: il Paese ha bisogno di immigrati, ma i politici di destra invocano la chiusura delle frontiere, mentre alcuni imprenditori sfruttano i migranti “in nero”.

Lo scrittore ha espresso scetticismo riguardo l’uso dei software di intelligenza artificiale per la traduzione letteraria. Pur ammirandone le capacità, ha affermato che “tradurre è un atto creativo, non una semplice traduzione di parole”. La letteratura, secondo Ben Jelloun, è fondamentale in ogni epoca, anche in tempi di guerra. Ha citato l’esempio di poeti a Gaza che, nonostante le bombe, hanno trovato la forza di scrivere, lasciandoci “poesie disperate”.

Quest’anno, il Premio ha assegnato un riconoscimento speciale a “Il mio cuore libero” di Majd al-Assar, una madre di Gaza, a testimonianza del potere della letteratura di dare voce a chi scrive sotto le bombe. Come abbiamo riportato, gli studenti di Cosenza hanno manifestato per chiedere più fondi per la scuola, segno di un’attenzione crescente verso le nuove generazioni.

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