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Curcio, percezione mafiosa e contrasto ‘ndrangheta

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Il procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio, ha lanciato un monito significativo riguardo alla percezione mafiosa e al contrasto alla ‘ndrangheta, sottolineando che l’azione repressiva e giudiziaria non è sufficiente da sola a risolvere il problema della criminalità organizzata. Secondo Curcio, lo snodo essenziale per un vero cambiamento risiede in una “rivolta nelle coscienze” e in un “radicale rinnovamento culturale”, elementi fondamentali per affrontare il fenomeno in profondità.

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La narrazione delle mafie e il ruolo della scuola

L’intervento del procuratore Curcio è avvenuto durante l’inaugurazione del Corso di Laurea magistrale interateneo in Scienze della Formazione primaria all’Università Magna Graecia di Catanzaro. Curcio ha criticato la narrazione spesso sterile delle mafie, limitata alla mera cronaca giudiziaria e incapace di analizzare le radici sociologiche del fenomeno. Ha evidenziato come il lavoro degli insegnanti e la formazione dei formatori siano cruciali per il rinnovamento culturale necessario al contrasto mafioso.

La scuola rappresenta una delle funzioni più nobili della società, ma necessita di maggiori risorse e di un riconoscimento del suo valore.

Pericoloso arretramento nella percezione mafiosa

Il procuratore ha espresso preoccupazione per due fenomeni attuali. In primo luogo, l’arretramento della percezione della minaccia mafiosa all’interno della comunità, favorita dal calo di omicidi e azioni violente eclatanti. Questo porta all’errata convinzione che il problema della ‘ndrangheta sia risolto o attenuato. Tuttavia, come dimostrato da recenti fatti di cronaca, come l’omicidio di una donna a Corigliano Rossano, questa illusione è del tutto erronea.

In secondo luogo, Curcio ha contestato la tendenza legislativa a perimetrare la questione della ‘ndrangheta nell’ambito dell’ordine e della sicurezza pubblica, burocratizzando l’azione investigativa e nuocendo all’incisività delle indagini.

La necessità di un cambiamento culturale profondo

Il contrasto alle mafie non può essere delegato esclusivamente alla repressione penale o alle forze di polizia giudiziaria, con il rischio di creare un “astrazione mentale” che relega il problema a “loro”. È fondamentale, invece, che la comunità sviluppi una consapevolezza critica e un impegno attivo. La sicurezza sul lavoro e la prevenzione, per esempio, sono aspetti che richiedono una cultura diffusa della legalità. Senza un profondo rinnovamento culturale, il problema della criminalità organizzata è destinato a persistere.

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