Sallusti e la sua pericolosità sociale

riceviamo e pubblichiamo

Venuta alla luce la sentenza con la quale si è disposto il carcere per 14 mesi per Alessandro Sallusti, reo di omessa vigilanza sul giornale che dirigeva che aveva pubblicato un pezzo a firma di un collaboratore dello stesso, e saputo che la sentenza può diventare esecutiva a giorni, dopo il vaglio della Corte di Cassazione, si sono sprecati i commenti e le prese di posizione di solidarietà con un giornalista, di cui non sempre forse si condividono gli orientamenti, la cui difesa rappresenta però la libertà di stampa in questo nostro martoriato Paese.

 E giù, secondo gli orientamenti, critiche più o meno feroci anche al Presidente Berlusconi, paladino delle libertà fondamentali come quella rappresentata dalla stampa, che non avrebbe saputo affrontare il problema nel corso degli anni dimenticando, però, quanto abbiano pesato gli ostruzionismi delle opposizioni, interne ed esterne al Governo, che di fatto hanno messo il freno a parecchia materia riferita alla riforma della giustizia. Solo per una rinfrescata della memoria basti ricordare intercettazioni, regolamentazione dell’obbligatorietà dell’azione penale, arresti preventivi, e responsabilità civile dei Magistrati.

 E non parliamo tanto della sinistra e dei Di Pietro di turno (all’opposizione a prescindere), ma soprattutto delle quinte colonne del partito dei magistrati (Follini, Casini, Fini, Pisanu e Bossi per citare i più importanti), che hanno boicottato ogni ipotesi riformatrice facilitando, oggi, il percorso sull’autostrada del qualunquismo più becero dando addosso ad un Parlamento accusato di non essere stato in grado di scrivere, negli anni, tre righe di modifica della legge che pende sul collo del direttore Sallusti facendogli rischiare il carcere e che diventa veramente difficile poter digerire.

 Vi è però un passaggio della vicenda che non ha ricevuto, dai commentatori, un’adeguata analisi, ed è la motivazione con la quale non si è concessa la condizionale che avrebbe permesso al Direttore del Giornale di non rischiare il carcere, ed è un passaggio che dimostra quant’è malato il nostro sistema giudiziario e quanto sia urgente la sua riforma. Non parlo, quindi, della esclusione della condizionale ma della motivazione che l’ha esclusa e con la quale si sostiene che il ‘soggetto ha una pericolosità sociale’ e se, lasciato libero, può reiterare il reato. Nulla di più incredibile.

 La legge prevede che la condizionale venga concessa se la pena è inferiore ai due anni; se il reato commesso non desta particolare allarme sociale (p.e. casi di omicidio o violenza sessuale aggravata);  se il reo non sia stato dichiarato, con sentenza, delinquente abituale (incapace di auto controllarsi), professionale (che ha adottato uno stile di vita  teso a commettere reati) o per tendenza (inclinazione al reato). Ora sarebbe opportuno capire come l’omessa vigilanza, dato che il pezzo era firmato da altri, o la condivisione dello stesso potessero avere una pericolosità sociale tale scegliere la strada del bavaglio al reo.

 Siccome l’attività del commentatore mediatico, quale Sallusti è, comporta il dire cose non gradite a tutti, è assurdo  considerare le stesse come ‘pericolo sociale’ perché ciò significherebbe scivolare sul terreno del regime autoritario cosa che non può essere fatta da chi, magistrato, ha giurato fedeltà al regime democratico. La motivazione del rifiuto della condizionale a Sallusti è una chiara dichiarazione di scelta di campo autoritario nemico giurato del regime democratico che, con nazismo e comunismo, tanti lutti ha seminato nel mondo nel secolo passato.

 E’ augurabile che la Cassazione decida positivamente, interpretando la volontà della stragrande maggioranza degli italiani che aborriscono le dittature ed amano la libertà. In tal senso, tra l’altro, vanno anche interpretate le prese di posizione che forse non ti saresti mai aspettato come quella di Antonio Ingroia e Antonio Di Pietro.

  Giovanni ALVARO

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  1. Pietro
    26 Settembre, 15:54 #1 Pietro

    Speriamo che lo condannino duramente; è un diffamatore professionale
    come diceva Dante la calunnia è una delle cose più brutte del vivere sociale
    speriamo che s lo facciano
    saluti