Centrale a carbone, il fronte del No: “La SEI-Repower è arrivata alla frutta”

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Dopo il referendum che ha aggiunto anche il popolo svizzero tra gli oppositori al progetto della centrale a carbone di Saline Joniche, la SEI-Repower, rimasta sola e isolata, tenta di mostrare muscoli che non ha, affermando di non voler cambiare  i suoi progetti. Dimostra, così, ancora una volta il totale disinteresse nei confronti della volontà di una intera cittadinanza, autentica protagonista di questa vicenda, compresa quella appena espressa dal popolo grigionese attraverso il voto del 22 settembre, il cui risultato ha sancito che il Cantone, detentore delle quote di maggioranza della Repower, non investa denaro pubblico in centrali a carbone anche oltre i confini nazionali.

Nonostante l’importante risultato, che di fatto sappiamo non aver messo la parola fine all’intera vicenda, nuove ed imbarazzanti strategie di convincimento sulla bontà del progetto SEI-Repower, sono già in atto.

Alla luce delle ultime drammatiche vicende che stanno riguardando la centrale a  carbone di Vado Ligure, le cui emissioni, secondo la procura di Savona, sono causa di mille morti in più per cancro all’anno, difficile adesso per i vertici SEI continuare a raccontare la favoletta del carbone pulito portando a esempio proprio la centrale ligure Tirreno Power, su cui si sta indagando per disastro ambientale e omicidio colposo.

Su cosa puntare quindi adesso per tentare una nuova e disperata operazione di convincimento? SEI-Repower sceglie di ripiegare sull’illusione del porto, il cui ripristino viene definito come l’unica valvola di salvezza del territorio senza la quale nessuno sviluppo sarà mai possibile, ma interpretando il suo utilizzo, da tutti ovviamente ritenuto importante, in  assurda chiave carbonifero- (pseudo)turistica. E mentre SEI prova a gettare altro  fumo nero negli occhi della gente per cercare di indorare la mastodontica pillola del carbone, i suoi accoliti fanno galoppare la propria fantasia malata , inventando di sana pianta frasi e opinioni  attribuendole a coloro che lottano quotidianamente per la difesa e lo sviluppo della propria terra portando avanti questo costante impegno con spirito unitario e con metodo democratico. Senza padroni.

E’ questa  la differenza e il punto di forza del “fronte del NO” agli occhi dei cittadini.

Nella difesa della bellezza e dell’autonomia del nostro territorio, abbiamo tante ragioni da spendere che non avremmo nemmeno bisogno di utilizzare tentativi di intimidazione o di truffa a mezzo stampa, peraltro estranei alla nostra cultura.

Per gli abitanti di un mondo alla rovescia, dove il carbone è pulito e salutare, chi ha il coraggio di denunciare i problemi della propria terra e di difenderne il diritto all’esistenza libera, diventa detrattore, mentre chi da anni si fa strumento di un progetto colonizzatore di marca italo-elvetica, svolgerebbe solo il ruolo di  disinteressato promotore territoriale.

 Lo stesso stravolgimento della realtà vale per l’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta ADA che, nelle ipotesi accusatorie, chiarirebbe l’atteggiamento  assunto dalla SEI-Repower nei confronti dei locali clan di ‘ndrangheta e per la relazione sullo scioglimento del Comune di Montebello Jonico, dove nel paragrafo “La Centrale a carbone e il Comitato Vedere Chiaro” si può leggere che tra i sostenitori del progetto della SEI-Repower ci sarebbero “…locali faccendieri della criminalità organizzata (come emerge dalle informative degli organi di polizia), legati, peraltro, ad amministratori in carica…”. Ebbene, per chi abita questo mondo alla rovescia questi  gravi e preoccupanti  elementi emersi diventano inezie,”argomenti del tutto privi di riscontri con la realtà”.

Noi come cittadini  responsabili, sebbene attenti a non pronunciare sentenze anticipate e rispettosi del lavoro di verifica che spetta alla Magistratura, avvertiamo il dovere di non nascondere o minimizzare  la inquietante realtà e di dare voce alla voglia collettiva di capire e di agire, non di essere agiti.

Questo comportamento è spia di come la SEI-Repower sia arrivata alla frutta e veda un altro fallimento profilarsi all’orizzonte, dopo quello ottenuto con la centrale a carbone di Brunsbüttel. Ci fa capire che l’azienda italo-elvetica è disperata e per questo i suoi ormai affezionati e ispirati sostenitori, si affidano alle menzogne e al gioco scorretto, fino al punto di ricorrere alle irresponsabili e pericolose personalizzazioni.

Questo è il momento di rigettare le provocazioni ed essere attenti e vigili. Sappiamo che gli interessi in campo sono enormi e l’incubo della centrale a carbone, nonostante le numerose e importanti battaglie vinte, non può ancora considerarsi definitivamente spazzato via. Occorre essere tutti uniti e compatti, cittadini e associazioni fianco a fianco con le istituzioni, per respingere al mittente il frutto avvelenato che ci viene offerto da chi cerca di depredare il nostro territorio. Uniti dobbiamo allo stesso tempo impegnarci, ognuno per la propria parte, per fare in modo  che i progetti di occupazione e sviluppo alternativo e sostenibile dell’area grecanica non restino sulla carta, ma  abbiano rapida e concreta attuazione.

Coordinamento Associazioni Area Grecanica – No Carbone 

e Legambiente circolo Reggio Calabria

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