Brancaleone, Reggio Calabria

Di Lilli Tripodi

Il continuo pullulare di gente, la calda allegria delle spiagge, dei lidi e dei villaggi turistici dipingono una Brancaleone ben diversa da quella che dovette presentarsi a Cesare Pavese durante i mesi del suo confino. La sua formazione e il suo stile di vita non potevano che fargli notare l’eccessivo caldo e la monotonia della vita, ma al tempo stesso egli riconobbe l’ospitalità e la grecità di un popolo millenario, che immortalò nel suo romanzo Il mestiere di vivere. Dell’antica grecità di Brancaleone sono rimaste evidenti tracce nei numerosi ritrovamenti archeologici che hanno portato alla luce elementi insediativi sia del periodo greco-arcaico, che di epoca romana. Il passato più recente di Brancaleone è ancora ben visibile in ciò che rimane di Brancaleone Superiore, nucleo storico dell’attuale marina sorto in epoca medievale. In origine questo abitato veniva denominato Sperlinga (dal latino spelunca), a indicare la numerosa presenza di grotte all’interno delle quali vivevano i monaci basiliani, la cui presenza indusse l’insediamento della futura comunità brancaleonese. Di queste grotte oggi si conservano 14 esemplari, 4 delle quali sono delle vere e proprie grotte-chiese, con all’interno incisioni sacre armene e con elementi di culto tipicamente bizantini. L’abitato di Sperlinga assunse il nome di Brancaleone intorno al 1200. Il secondo toponimo potrebbe derivare dal nome di una famiglia siciliana, chiamata Brancaleon, che tra il 1282 e il 1302 ebbe un feudo in questi luoghi, oppure dal nome dell’acanto, pianta erbacea da sempre presente negli ambienti mediterranei tanto che le sue foglie appaiono stilizzate nelle decorazioni del capitello corinzio, che veniva chiamata “branca di leuni” (dal latino brachium. zampa di leone), oppure la branca di leone potrebbe essere giustificata dalla forma della rupe arenaria su cui era posto l’antico borgo. Ciò che resta di Brancaleone Superiore permette comunque di distinguere la struttura insediativa originaria, articolata in due momenti successivi. Il primo, corrispondente al periodo medievale, può essere ravvisato nei ruderi che affiorano sulla roccia; si tratta delle antiche emergenze edilizie attorno alle quali prendeva forma il borgo: il castello e la chiesa dell’Annunziata, di cui oggi sono visibili solo alcune parti dei muri perimetrali e un cunicolo all’interno del quale venivano seppelliti i sacerdoti. La parte più recente di Brancaleone superiore si sviluppò, invece, un po’ più a sud, attorno alla chiesa Arcipretale dell’Annunziata, un elegante edificio in stile neoclassico, a pianta centrale e con i transetti laterali dalla forma semicircolare e con un’interessante facciata sulla quale è possibile notare un riferimento al motivo palladiano, ricostruita negli anni Trenta, dopo che il terremoto del 1908 ebbe del tutto distrutto la vecchia chiesa. L’ultimo feudatario di Brancaleone fu Vincenzo Carafa, prosciolto dal suo mandato dall’eversione della feudalità (1806). La nascita di Brancaleone Marina avvenne nei primi anni del Novecento, a causa degli eventi calamitosi che iniziarono e comportare il dissesto dell’antico centro, che fu completamente abbandonato in seguito all’alluvione del 1952. Il primo nucleo abitato della marina sorse in corrispondenza di contrada Razzà. Da lì il tessuto urbano si è in seguito espanso a pettine lungo la strada comunale in direzione mare e lungo la SS 106. La costa di Brancaleone ha comunque conservato la sua bellezza originaria. Non a caso è stata scelta dalle tartarughe “caretta caretta” come sito di nidificazione.

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