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La sequenza di tragedie che ha colpito la provincia di Vibo Valentia, dal drammatico decesso a Capo Vaticano fino all’incidente in centro città dove una giovane ha atteso 50 minuti i soccorsi, ha scatenato la dura protesta del Sindacato Medici Italiani (SMI). L’organizzazione, attraverso una nota firmata dal segretario provinciale, denuncia che l’emergenza-urgenza è allo sfacelo e il sistema sanitario è ormai fuori controllo. Questa situazione, infatti, calpesta il diritto alla salute dei cittadini.
Tempi di attesa critici per i soccorsi
Il segretario provinciale del SMI respinge le accuse rivolte alle passate gestioni del SUEM 118, affermando che i dati storici dimostrano una maggiore efficienza in passato. Il problema attuale, invece, risiede in un assetto organizzativo inadeguato e insensibile alle necessità del territorio. Il sindacato, inoltre, ha posto tre quesiti urgenti alle istituzioni per chiarire i ritardi del 118 nel capoluogo. Si chiede dove si trovassero i mezzi di soccorso durante l’incidente della giovane, perché le ambulanze vengano distolte dalle loro postazioni e quanti medici e infermieri fossero operativi in provincia durante le emergenze.
L’illusione dei mezzi di base non risolve i problemi
Nel mirino del SMI ci sono anche i criteri di programmazione adottati sul territorio. L’applicazione delle normative statali si limita alla stima della popolazione residente, trascurando l’obbligo di garantire tempi di risposta certi sul luogo della chiamata. Viene criticato anche l’impiego di mezzi non medicalizzati, come i servizi di soccorso di base o il circuito dei volontari. Questo, infatti, maschera la carenza di personale, fornendo una rapidità d’intervento puramente teorica. La reale efficacia di un soccorso salvavita, invece, si misura unicamente sulla presenza a bordo di medici e infermieri qualificati.
Scontro sulle prestazioni aggiuntive
Un altro punto di scontro con i vertici della sanità regionale riguarda la gestione delle prestazioni aggiuntive per la copertura dei turni del 118. Queste prestazioni, sbloccate di recente, sarebbero destinate solo al personale inquadrato in Azienda Zero, escludendo i dipendenti dell’ASP di Vibo Valentia. Il sindacato definisce questa scelta una discriminazione immotivata e priva di fondamento giuridico. Medici e infermieri, infatti, svolgono le medesime mansioni e affrontano le stesse emergenze, ma subiscono un trattamento economico differenziato per un cavillo burocratico. Questa situazione, secondo il SMI, viola i principi di uguaglianza e parità di trattamento contrattuale, e il sindacato è pronto ad adire le vie legali se non verrà garantita l’estensione del provvedimento a tutto il personale della rete di emergenza.
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