Catanzaro, lutto senza fine famiglia per omicidi ‘ndrangheta

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Un lutto senza fine avvolge una famiglia di Catanzaro, colpita da una serie di tragici eventi legati agli omicidi di ‘ndrangheta. La recente scomparsa di Denise Cosco, morta suicida ad Ariccia a 35 anni, riapre ferite profonde in una storia familiare segnata da violenza e perdita. La sua vita, come quella della madre Lea Garofalo, è stata profondamente influenzata dalle ombre della criminalità organizzata.

Una catena di violenza che non si spezza

La storia di questa famiglia inizia nel 1975, quando il nonno di Denise venne assassinato nella “faida di Pagliarelle”. Successivamente, nel 2005, lo zio fu ucciso a Petilia Policastro. Il culmine di questa tragica serie di eventi si ebbe nel 2009, con il brutale omicidio della madre, Lea Garofalo, a Milano, fatta a pezzi e bruciata. Questi episodi hanno costretto le donne della famiglia a convivere con il dolore e il lutto, causati da un cognome “pesante” e dai legami con la malavita.

Le vittime della criminalità organizzata

Numerosi familiari, sia stretti che più lontani, sono stati vittime delle cosche. Tra questi, Antonio Garofalo, padre di Lea, caduto sotto i colpi della malavita petilina durante una guerra di mafia. In seguito, Mario Francesco Garofalo, cugino della testimone di giustizia, fu ucciso a 46 anni nel settembre del 2003. Alcuni mesi prima, nel dicembre del 2002, i corpi carbonizzati di altri due cugini, Francesco e Salvatore Garofalo, furono ritrovati in una Lancia Thema abbandonata nelle campagne di Petilia Policastro, entrambi freddati con un colpo di pistola alla nuca.

Il rifiuto di Lea e le sue conseguenze

Questa scia di sangue culminò con l’agguato a Floriano Garofano, zio di Denise e fratello di Lea. Dopo aver scalato le gerarchie dei clan petilini, fu eliminato nella frazione di Pagliarelle nel giugno del 2005, a 40 anni. La ragione del suo omicidio fu il suo rifiuto di “punire” la sorella Lea, che aveva iniziato a rivelare ai magistrati antimafia gli affari illeciti della sua famiglia. Come abbiamo riportato, la morte di Denise ha riacceso i riflettori su questa drammatica vicenda.

Il 24 novembre 2009, l’escalation di violenza raggiunse il suo apice con il barbaro assassinio di Lea a Milano. La testimone di giustizia fu rapita, fatta a pezzi e bruciata su mandato dell’ex marito, Carlo Cosco. La sua “colpa” era stata quella di voler chiudere con un mondo criminale al quale non aveva mai sentito di appartenere. La sua storia è un simbolo della lotta contro la ‘ndrangheta e delle gravi conseguenze che essa comporta per le famiglie coinvolte.

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Author: Claudia