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La procura di Vibo Valentia ha formalmente chiuso un’inchiesta che vede otto indagati al centro di presunte irregolarità legate a frode nelle pubbliche forniture, turbativa d’asta e gestione di rifiuti speciali in modo non autorizzato. Le accuse includono anche inquinamento ambientale, sottrazione di beni sottoposti a sequestro e violazione di sigilli, con il Comune di Nardodipace al centro delle indagini.
Le accuse e gli indagati nel Vibonese
L’inchiesta, condotta dai carabinieri della Stazione di Nardodipace, ha rivelato la presunta creazione di discariche abusive dove sarebbero confluiti rifiuti speciali e pericolosi. Questi materiali deriverebbero sia da inerti di riqualificazione urbana, sia da lavori privati. Tra gli otto indagati figurano il sindaco di Nardodipace, Romano Loielo, gli assessori Andrea Franzè e Salvatore Maiolo, la segretaria comunale Maria Vittoria Pastore e il responsabile dell’ufficio tecnico Massimo Procopio.
Sono coinvolti anche il consigliere comunale Antonio Tassone, l’imprenditore Gianfranco Belviso e il direttore dei lavori Maurizio Tirone.
Dettagli sull’inchiesta e i capi d’imputazione
I carabinieri hanno individuato tre distinte discariche abusive, contenenti rispettivamente oltre duemila, millecinquecento e tremila metri cubi di rifiuti speciali. La frode nelle pubbliche forniture avrebbe consentito alla ditta esecutrice dei lavori un risparmio di oltre 81 mila euro, evitando i costi per lo smaltimento regolare dei rifiuti. È inoltre contestata l’alterazione delle condizioni economiche dell’appalto attraverso turbativa d’asta. Il consigliere Tassone è accusato di aver violato i sigilli di un’area già sottoposta a sequestro.
Come già riportato, in passato, due amministrazioni guidate da Romano Loielo erano state sciolte per infiltrazioni mafiose. Per ulteriori dettagli su questioni giudiziarie nella provincia, si può consultare l’articolo su due arresti per intimidazioni a Vibo Valentia.
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