Reggio Calabria, il CIS ha promosso “Reggio e le ricchezze dell’Aspromonte”

Reggio Calabria, il CIS ha promosso “Reggio e le ricchezze dell’Aspromonte”

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Foto-Borruto-Arillotta

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Si è tenuta, nella Saletta San Giorgio, la programmata conferenza del dr. Francesco Arillotta sul tema: “Reggio e le ricchezze dell’Aspromonte – tra mare e cielo”. Ha introdotto la presidente del CIS Calabria, prof.ssa Rosita Borruto, la quale ha evidenziato il valore ambientalistico della grande montagna che sta alle spalle di Reggio, le cui suggestioni naturali costituiscono un autentico tesoro regalato alla nostra città. Da parte sua, Arillotta ha preso le mosse dai documenti, che dimostrano l’importanza del rapporto economico fra Reggio e l’Aspromonte.

L’Aspromonte, con le sue produzioni pregiate, ha costituito per la città una sicura fonte di ricchezza e di prosperità, fin dall’età magnogreca e romana, continuando lungo il Medioevo, allorquando la Città, malgrado le feroci incursioni saracene o i distruttivi assalti barbareschi, mantenne un ruolo preminente in tutto il Meridione, e proseguendo per i secoli successivi.

Lo studioso ha illustrato, con una serie di significative immagini, quali erano questi prodotti. Dall’Aspromonte, i Reggini ricavavano i preziosi tronchi di pino, di quercia, di castagno, di faggio, richiesti persino per costruire grandi navi. Dalle piante resinose si otteneva la pece nera e quella bianca, essenziali per la calafatura delle imbarcazioni. Dall’euforbiacea ‘ricinus communis’, chiamata in dialetto ‘cambàra’ – da dove il toponimo ‘le cambàrie’ o ‘gambàrie’ – si ricavava l’olio di ricino, fondamentale  per la concia delle pelli. Molto intenso era il commercio della lana, delle ghiande e delle castagne, che venivano imbarcate negli approdi di Gallico, Pellaro e Catona, verso lontane destinazioni. Nelle fosse dell’Aspromonte si conservava la neve, rivenduta a caro prezzo, in estate, ai dirimpettai Messinesi.

Nell’Aspromonte si allevavano ingenti mandrie di vacche, pecore, capre, e i ‘neri’ maiali. Sull’Aspromonte sorgevano le grandi ‘serre’ che utilizzavano i torrenti per far funzionare le macchine con cui lavorare gli enormi tronchi e avviarli al mare lungo i gonfi corsi d’acqua. Tutto questo sistema economico comportò la realizzazione di strutture specifiche – i castelli di Fiumara e di Calanna, la Motta Sant’Agata, il complesso monastico di Polsi, l’Abbazia di Terreti – che avevano il compito precipuo del controllo delle vie di collegamento tra luoghi di produzione e centri di commercializzazione.

Arillotta ha poi sottolineato come anche i numerosi centri aspromontani godessero delle tante ricchezze rese disponibili dalla montagna; come testimoniano le ragguardevoli opere d’arte del ‘500 e del ‘600 che si possono ammirare nelle loro chiese. Egli ha, quindi, concluso: ‘L’Aspromonte, questa generosa montagna che unisce il cielo al mare, potrebbe tornare ad essere produttrice di solida ricchezza. Affidiamo il messaggio al nuovo Consiglio Direttivo del Parco, con forte speranza e convinta fiducia’.

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