Il Pentedattilo Film Festival ricorda Vittorio De Seta

Il Pentedattilo Film Festival ricorda Vittorio De Seta

Vittorio-De-Seta

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“…ho avuto un’emozione molto forte oggi venendo qua, vedendo questo paese ripristinato. Sento che dentro c’è un emblema, un simbolo molto forte, non saprei analizzarlo, ma si diventa ottimisti, anche se non è facile essere ottimisti oggi in Calabria. Sento però che c’è una classe di giovani che fanno cinema con il digitale. C’è una  ricchezza enorme. Bisogna capire bene che questo non è un mestiere razionale ma è una funzione dello spirito, anche se a volte lo dimentichiamo.”

Questo ha detto Vittorio De Seta durante la seconda edizione del Pentedattilo Film Festival, nel 2007.

Lo ricordiamo ancora, quell’incontro, come se fosse vivido e presente.

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Gli esperti alla tavola rotonda elogiarono tutti i suoi capolavori, dai documentari brevi a Diario di un Maestro, da Banditi a Orgosolo a Un Uomo a Metà, fino a Lettere dal Sahara.

Vittorio li guardava silenzioso, quasi imbarazzato. Dopo più di un’ora di critica toccò a lui dire la sua. Vittorio fece un intervento breve, di neanche cinque minuti, che ci illuminò tutti e ci diede la forza di continuare a fare cinema in Calabria.

La grandezza di un uomo, forse, sta proprio nel dire con poche parole quello che altri non saprebbero dire in una giornata intera.

Camminando per le vie del borgo ci disse che il suo documentario In Calabria poteva essere benissimo girato a Pentedattilo, in quel momento. In effetti era strano vedere proiettato il suo documentario che celebra la Calabria dentro le casette restaurate, e poi uscire nei vicoli e vedere che nulla era cambiato e tutto rimaneva immobile.

Vittorio si aggirava per il festival con gli occhi vispi, aveva qualcosa in mente, ma ancora non sapevamo del regalo che stava per farci.

Nel 2008 tornò a Pentedattilo con un’idea chiara. Doveva girare un cortometraggio all’interno del film collettivo All Human RIghts for All, in cui 30 grandi autori italiani interpretavano i 30 articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Lui doveva girare l’Art. 23 sul diritto al lavoro.

Scelse di girare quel corto a Pentedattilo, perché l’antico borgo era diventato per lui il simbolo di tutti i Sud del mondo.

Per farlo coinvolse tre produzioni del luogo, Ram Film, Maga Films e Officine Arti. Al cortometraggio lavorarono giovani professionisti calabresi e lui era il più giovane fra i giovani.

Si arrampicava sulle rocce, dirigeva con forza attori e troupe.

Come fece durante il Pentedattilo Film Festival, con Articolo 23 diede nuova energia alle persone che cercano di fare cinema in Calabria. Lo fece questa volta con il suo lavoro, insegnandoci il cinema, quello vero, puro, senza giri di parole. Lo fece mostrandoci che i nostri luoghi sono una risorsa, non un peso. Sono il traino verso un diverso modo di proporre cultura.

Noi del Pentedattilo Film Festival abbiamo cercato di assorbire i suoi insegnamenti. Resistiamo proponendo un altro cinema, resistiamo mentre attorno si brucia la terra e il pensiero.

Resistiamo perché da quest’anno abbiamo una luce che ci illumina il cammino.

Grazie Vittorio.

Emanuele Milasi – Direttore Artistico Pentedattilo Film Festival

Americo Melchionda – Direttore Organizzativo Pentedattilo Film Festival

Category Reggio Calabria

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