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Domenico Tallini, già presidente del Consiglio regionale della Calabria, ha ottenuto l’accoglimento della sua richiesta di riparazione per ingiusta detenzione da parte della Corte d’appello di Catanzaro. L’ex presidente ha però espresso insoddisfazione per l’entità del risarcimento, dichiarando che “Lo Stato mi ha dato solo una pacca sulle spalle”. Questa decisione giunge dopo un lungo percorso giudiziario che ha visto Tallini completamente scagionato dalle accuse.
Le critiche di Tallini all’entità del risarcimento
Tallini ha sottolineato come l’accoglimento della richiesta di riparazione per ingiusta detenzione sia avvenuto con il parere favorevole del procuratore generale. Tuttavia, ha evidenziato che i limiti stabiliti dalla Corte sembrano voler minimizzare i gravi danni subiti. L’ex presidente ha ricordato quattro pronunciamenti favorevoli: quelli del Tribunale del riesame, della Cassazione, del Gup e della Corte d’appello.
La vicenda ha rappresentato per lui e la sua famiglia “un inferno durato 1.385 giorni”, caratterizzato da una forte esposizione mediatica e dall’interruzione della sua carriera politica.
La questione delle dimissioni dal Consiglio regionale
Un punto cruciale della critica di Tallini riguarda l’ordinanza, che a suo dire considera le dimissioni dalla presidenza del Consiglio regionale come una scelta autonoma e personale, non direttamente collegata all’inchiesta giudiziaria. Tallini, invece, ha affermato di essersi dimesso per potersi difendere liberamente e per non arrecare danno all’istituzione che ha sempre servito con onore. Se fosse rimasto in carica, avrebbe paralizzato l’istituzione e dato un’immagine di attaccamento alla poltrona.
Questa scelta, a suo giudizio, avrebbe anche permesso alla Procura di continuare a sostenere la tesi della reiterazione del reato, anche dopo l’annullamento della misura cautelare da parte del Tribunale del riesame.
Appello per una riforma della riparazione per ingiusta detenzione
L’ex presidente ritiene che la Corte non abbia valutato adeguatamente le conseguenze politiche della sua vicenda. La detenzione ha, infatti, interrotto la sua esperienza politica, colpito la classe dirigente a lui vicina e privato di rappresentanza migliaia di elettori. Tallini ha persino ipotizzato che il vero obiettivo dell’inchiesta fosse la sua estromissione politica, collegando l’indebolimento della sua rappresentanza alla perdita di funzioni e finanziamenti per Catanzaro, citando come esempio il nuovo ospedale.
Nonostante tutto, ha dichiarato che il suo rispetto per la magistratura è cresciuto. Ha infatti affermato che “grazie a giudici terzi” è emersa la verità, permettendogli di tornare “a testa alta” tra i cittadini e di recuperare la fiducia di coloro che avevano nutrito dubbi. Per queste ragioni, Tallini ha chiesto di ripensare e riscrivere l’istituto della riparazione per ingiusta detenzione.
Non può essere, ha concluso, “una pacca sulle spalle, un risarcimento ‘un tanto al chilo’ alle indicibili sofferenze subite, ma deve essere un convinto e dignitoso atto riparatorio di uno Stato democratico che riconosce di avere sbagliato”. Come abbiamo già riportato, l’università e le chiese del sud Italia si confrontano sulle nuove generazioni a Catanzaro.
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