Riforma trasporti in Calabria: Oliverio critica la soppressione di artcal

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L’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, ha espresso una forte critica riguardo alla proposta di riforma trasporti in Calabria, approdata recentemente in Consiglio regionale.

Al centro del suo disappunto vi è la prevista soppressione dell’ente pubblico ARTCal, che dovrebbe essere sostituito dalla nuova società per azioni AMCAL.

Secondo Oliverio, questa mossa stravolge il modello di governo della mobilità regionale, avvenendo senza la necessaria trasparenza e un adeguato confronto pubblico.

Le perplessità sulla nuova società AMCAL

La riforma proposta elimina ARTCal, un ente di diritto pubblico istituito nel 2015, per fare spazio a una società per azioni interamente pubblica, AMCAL.

Questa decisione, dunque, modifica radicalmente la gestione della mobilità regionale.

L’ex governatore ha sottolineato la mancanza di gare d’appalto, l’assenza di confronto e una governance poco chiara.

Inoltre, vengono soppressi gli Ambiti territoriali, compreso quello di area urbana Cosenza-Rende-Castrolibero, operativo da poche settimane.

Di conseguenza, la gestione di tutte le linee, incluse quelle ferroviarie regionali, sarà accentrata in un soggetto di diritto privato, la cui governance resta sconosciuta.

Domande senza risposta e inversione di rotta

Oliverio ha evidenziato come il Piano Regionale dei Trasporti, aggiornato dalla stessa Giunta poche settimane fa, prevedesse il rafforzamento di ARTCal come cabina di regia del sistema.

La nuova proposta, invece, va in direzione opposta, sopprimendo l’Autorità.

Pertanto, l’ex presidente si interroga sulle ragioni di questa “repentina e immotivata inversione di rotta”.

Mancano, infatti, valutazioni chiare e analisi comparative che giustifichino il passaggio da un soggetto di diritto pubblico a una società di capitali.

Non sono stati illustrati i vantaggi concreti per pendolari, studenti, lavoratori e imprese, generando confusione e mancanza di chiarezza.

Tempistiche e metodo della riforma

Il momento scelto per questa riforma appare sorprendente, in quanto si verifica a pochi mesi dalla scadenza del 31 dicembre 2026.

La Regione dovrebbe in questo periodo concentrare le proprie energie sulla preparazione dei bandi di gara e sul superamento dei ritardi nell’attuazione del Piano Regionale dei Trasporti.

Invece, si apre un nuovo cantiere istituzionale che rischia di assorbire tempo e risorse amministrative.

ARTCal, in passato, ha contribuito al decollo del trasporto ferroviario regionale con investimenti in nuovi treni, un merito che, secondo Oliverio, l’amministrazione Occhiuto ha erroneamente attribuito a sé stessa.

La decisione di sostituire un soggetto di diritto pubblico con una società di capitali, senza adeguate spiegazioni, solleva dubbi su possibili “finalità elusive e strumentali di incerta legittimità”.

Se la proposta dovesse essere approvata con un iter accelerato all’inizio di agosto, senza istruttorie adeguate, audizioni e coinvolgimento di enti locali, sindacati, associazioni e università, si creerebbe un problema politico significativo.

Assenza di dibattito e richiesta di trasparenza

Un’altra questione riguarda il metodo.

Una riforma di tale portata, che ridisegna l’assetto del trasporto pubblico regionale, avrebbe dovuto essere assunta direttamente dalla Giunta, che avrebbe dovuto rivendicarne la responsabilità politica.

La scelta dell’iniziativa consiliare, sebbene legittima, solleva interrogativi sul perché non sia stata presentata come iniziativa dell’esecutivo.

In democrazia rappresentativa, il ruolo delle minoranze è verificare, contestare e proporre alternative.

Invece, l’assenza di un dibattito pubblico su una riforma che incide su un servizio essenziale è preoccupante.

Oliverio ha sottolineato che non si tratta di alimentare polemiche, ma di pretendere che una scelta destinata a influenzare il futuro della mobilità calabrese sia discussa con la massima trasparenza.

La Calabria, infatti, ha bisogno di trasporti migliori, gare tempestive e servizi efficienti.

Pertanto, il Consiglio regionale ha il dovere di fermarsi, discutere, ascoltare e motivare le proprie decisioni.

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Author: Claudia