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Basilicata: cgil chiede tavolo contro caporalato per affrontare la piaga dello sfruttamento dei lavoratori.
Il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, ha lanciato un appello alla responsabilità delle organizzazioni datoriali, delle istituzioni regionali, dei sindacati e delle forze dell’ordine affinché episodi tragici, come la morte di quattro braccianti, non si verifichino più.
Caporalato nel Metapontino: una piaga strutturale
Mega ha sottolineato come i recenti fatti di Amendolara, oltre a essere di una atrocità inaudita, dimostrano quanto il caporalato nel Metapontino sia profondamente radicato e strutturato.
Ha evidenziato un ritorno a condizioni lavorative simili al 1800 nel Mezzogiorno, dove il lavoro nero, specialmente nel settore agricolo, rappresenta una piaga sociale da estirpare.
Secondo il segretario, le politiche di prevenzione finora adottate si sono rivelate inefficaci e inadeguate.
La situazione attuale evidenzia come il lavoro in Italia sia sempre più precario e sfruttato, degenerando in vere e proprie forme di nuova schiavitù.
Il ruolo delle imprese agricole e la critica al decreto flussi
È fondamentale una presa di coscienza anche da parte delle imprese agricole, molte delle quali impiegano manodopera straniera.
Mega ha sollecitato le organizzazioni datoriali a porsi in prima linea nel contrasto allo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura.
Questo fenomeno, infatti, danneggia l’intero territorio lucano, incluse le stesse aziende agricole che operano nel rispetto della legalità.
Il segretario ha inoltre criticato il Decreto Flussi per l’ingresso di lavoratrici e lavoratori stranieri, definendolo palesemente inefficace e produttivo di irregolarità e ingiustizie.
Sui temi del lavoro, in Calabria si è spesso discusso di questioni simili, come per esempio le sfide relative al lavoro nero e ai controlli nei cantieri, o le preoccupazioni per i tragici incidenti sul lavoro.
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