Ancora nulla sull’intimidazione, l’amarezza di Donnici: “Esigiamo risposte”

Ancora nulla sull’intimidazione, l’amarezza di Donnici: “Esigiamo risposte”

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ANGELO-DONNICI

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Il territorio sta vivendo una delle sue peggiori fasi storiche. Per i tagli che, in modo spesso immotivato ed illogico, continua a subire a ed a più livelli. L’ultima vicenda del Tribunale di Rossano, cancellato, senza fondate ragioni, dalla storia e dalla geografia giudiziarie regionali e nazionali, è solo la punta di un iceberg ben più profondo. – Ma anche per la questione sicurezza che, oggettivamente, diventa sempre più preoccupante. Anzi tutto per i sindaci, in prima linea, ogni giorno e, purtroppo, spesso in attesa di riscontri e speranze. Che non arrivano o che tardano ad arrivare!

E’ intrisa di amarezza la riflessione, sul punto, del Sindaco Angelo DONNICI, emersa nel corso di un’intervista integralmente disponibile sul canale web YOUTUBE.

TRIBUNALE di ROSSANO – La sua recente soppressione conferma che la situazione territoriale complessiva non è buona. Questo fatto potrebbe anche non essere – dichiara DONNICI – il problema oggi più importante in questa zona, se rapportato a ciò che sta accadendo, ad esempio, in termini di riduzione o soppressione dei trasporti o dei servizi sanitari. Certo – argomenta il Sindaco – questa scelta rappresenta uno schiaffo, anzi lo schiaffo peggiore a questa area della Calabria. La Ministro SEVERINO non aveva elementi a sostegno. Anzi, ogni dato in suo possesso le avrebbe dovuto suggerire di tenere aperto questo tribunale. Almeno per 4 ragioni: perché è stato l’unico ad essere chiuso in Calabria; perché 500 mila euro l’anno non sono causa del deficit esistente; perché tutti i parlamentari si erano espressi in modo contrario; e perché, infine, lo stesso Ministro aveva riconosciuto il disagio oggettivo patito a queste latitudini. Ogni altra considerazione sulla funzionalità di questo Tribunale o su eventuali ritardi e disfunzioni oggettivi prodottisi – aggiunge DONNICI – avrebbe semmai dovuto indurre il Ministro a rivitalizzare la struttura, sia per ciò che concerne la Procura della Repubblica che per il resto, magari aumentando la presenza dei magistrati con possibilità di rimanere sul territorio, proprio per migliorare la stessa attuale capacità di risposta giudiziaria e di giustizia, per come richiesto ed invocato dai cittadini.

La scelta, invece, di sopprimere non poteva essere e non è infatti quella giusta. Ed in questo clima generale, di abbandono delle cittadinanze al loro destino – conclude sul punto DONNICI – va forse letta anche la scarsa partecipazione di un territorio, già massacrato, a battaglie come questa del tribunale oggi o degli ospedali in altre circostanze. I motivi sono tanti. Ma tra questi vi sono sicuramente i messaggi insufficienti della classe politica.

SICUREZZA – Che sia un territorio difficile – continua il Primo Cittadino – possono testimoniarlo, tra le altre cose, anche le intimidazioni che ho subito fino ad oggi. L’ultima è di qualche mese fa (auto incendiata), per come ho denunciato, questa volta, anche pubblicamente. La risposta, credo, è che stiamo facendo, come Giunta, qualcosa che incide su alcuni poteri. Non ho dubbi – precisa. Ed è questa situazione che mi convince ad andare avanti.

L’episodio conferma evidentemente la necessità di una maggiore presenza dello Stato. Però – sta tutta qui l’amarezza di DONNICI – è passato oltre un mese da quell’atto, ma ancora aspetto di sapere. Mi auguro – confessa – che questa notizia possa giungere prima che finisca il mio mandato, anche perché dopo sarei, di fatto, più vulnerabile. Attendo, anzi esigo quindi risposte da chi di dovere. La mia famiglia – dice – deve poter svolgere serenamente il proprio ruolo e vivere la propria vita. Ammetto di essere dispiaciuto di non avere avuto fino ad oggi riscontri rassicuranti. Mandatoriccio – chiosa – è una piccola realtà.

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