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È morto nei giorni scorsi, all’età di 78 anni, un uomo coinvolto in indagini sulla ‘ndrangheta lombardia.
Era considerato uno dei leader storici dell’organizzazione criminale a Rho, nel Milanese, ed era stato al centro di diverse inchieste contro le cosche calabresi operative nel Nord Italia.
Le condanne e le inchieste principali
L’uomo era stato condannato in via definitiva a 13 anni di reclusione nell’ambito dell’operazione “Crimine-Infinito” del 2010.
Questo maxi blitz aveva portato a oltre 300 arresti in tutta Italia, rivelando la presenza radicata e strutturata della ‘ndrangheta anche al di fuori della Calabria.
Nuovi arresti e processi
Nel 2022, era stato nuovamente arrestato in un’operazione della Dda di Milano, con l’accusa di aver tentato di ricostituire il clan.
Nel processo celebrato con rito abbreviato, era stato condannato a 10 anni e 10 mesi per associazione mafiosa.
Successivamente, la sua posizione era stata rinviata dalla Cassazione alla Corte d’appello per un nuovo giudizio di secondo grado.
Condizioni di salute e assoluzioni
Al momento del decesso, l’uomo si trovava agli arresti domiciliari per motivi di salute.
Era stato anche assolto dall’accusa di falsa invalidità, un’accusa secondo la quale avrebbe simulato difficoltà motorie per ottenere in passato il differimento della pena.
Le intercettazioni e il contesto criminale
I funerali si sono svolti di recente.
In una delle intercettazioni dell’ultima inchiesta, l’uomo aveva affermato: “La legge è tornata, la ‘ndrangheta è tornata a Rho”.
Questa frase era stata ritenuta dagli inquirenti un chiaro indicatore della volontà di riorganizzazione del sodalizio criminale nella zona.
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