Bova Marina e il lento declino della coscienza culturale

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di TERESA CARMINE ROMEO

C’era un tempo in cui Bova Marina rappresentava un punto di riferimento culturale importante per il territorio. Un paese vivo, capace di produrre pensiero, confronto, partecipazione. Un luogo in cui la cultura non era un evento occasionale, ma parte integrante della vita sociale e civile. Erano gli anni in cui figure come il prof. Pasquino Crupi, Filippo Violi, Domenico Fiorenza, Elio Cotronei, Chicca Larizza, Salvatore Dieni e tanti altri nomi culturalmente importanti contribuivano a costruire un’identità collettiva fondata sul valore della conoscenza, del dialogo e della crescita comune. Quella stagione culturale ha lasciato una traccia profonda nella memoria di chi l’ha vissuta e continua ancora oggi a rappresentare una testimonianza concreta di ciò che questo paese avrebbe potuto continuare a essere. Oggi, però, di quella vivacità restano soltanto frammenti. Qualche voce resistente, qualche iniziativa portata avanti con sacrificio da chi continua a credere che la cultura non sia un lusso, ma una necessità sociale.

Tra queste realtà vi è l’Thétis APS, associazione presente e operativa sul territorio, che continua a promuovere incontri, riflessioni e attività dedicate ai temi sociali, alla prevenzione della salute, alla sicurezza sul lavoro, alla poesia e al confronto culturale. Un impegno costante che meriterebbe attenzione, partecipazione e sostegno. E invece, troppo spesso, chi organizza cultura si ritrova davanti a sedie vuote, all’assenza di partecipazione, all’indifferenza diffusa. È il segno di una crisi più profonda, che non riguarda soltanto la presenza agli eventi, ma il progressivo indebolimento del senso di comunità.

Abbiamo smesso di riconoscerci come parte di un tessuto collettivo. Si è affievolito il desiderio di condividere idee, esperienze, valori. E senza cultura condivisa un paese perde lentamente la propria identità. Perché la bellezza di un luogo non si misura soltanto dal suo paesaggio o dalle sue risorse naturali. La vera ricchezza di una comunità risiede nella sua memoria, nelle tradizioni che vengono tramandate, nella capacità di creare relazioni, confronto e partecipazione. La domanda che oggi dovremmo porci è semplice ma necessaria: dove sono finite le energie culturali del territorio? Dove sono le associazioni, gli intellettuali, il desiderio di fare rete e costruire insieme?

Negli anni siamo scivolati lentamente dentro una pericolosa normalizzazione dell’indifferenza. E quando una comunità diventa indifferente alla cultura, smette gradualmente anche di immaginare il proprio futuro.

Non tutto, però, è perduto. Finché esisteranno persone disposte a impegnarsi, associazioni capaci di resistere e cittadini pronti a comprendere l’importanza della partecipazione, ci sarà ancora la possibilità di invertire questa deriva. Ma il tempo dell’attesa è finito. Perché il rischio concreto è quello di raggiungere un punto di non ritorno, oltre il quale non perderemo soltanto eventi culturali o momenti di aggregazione, ma la stessa anima della nostra comunità.

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Author: Ntacalabria Redazione J