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Un uomo è stato condannato a 12 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Catanzaro.
La sentenza è giunta al termine del processo che lo vedeva imputato per l’omicidio del figlio, un giovane di 30 anni.
La vicenda ha scosso la comunità locale, evidenziando le complessità di una situazione familiare drammatica.
La vicenda e le accuse
L’episodio che ha portato alla condanna del padre condannato omicidio figlio risale al 2 maggio 2025, quando, a seguito di una lite nella località Marinella di Lamezia Terme, l’uomo esplose un colpo di pistola contro il figlio.
Poco dopo l’accaduto, si era costituito, confessando il gesto.
Oltre all’omicidio, l’imputato è stato condannato anche per il possesso di un’arma clandestina e per ricettazione, aggravando ulteriormente la sua posizione legale.
Il contesto familiare e le attenuanti riconosciute
Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero ha ricostruito un quadro familiare difficile, segnato da anni di tensioni, pressioni e continue richieste di denaro da parte della vittima nei confronti del genitore.
Il giovane, a causa del suo comportamento, era stato in passato anche condannato per estorsione.
Al termine della camera di consiglio, la Corte ha riconosciuto all’imputato la seminfermità mentale, considerandola prevalente rispetto all’aggravante dell’omicidio di un familiare.
Inoltre, sono state riconosciute anche le attenuanti generiche.
La difesa, rappresentata dai legali dell’uomo, aveva insistito per il riconoscimento dell’attenuante della provocazione.
La sentenza di Catanzaro chiude, almeno in primo grado, una dolorosa pagina di cronaca.
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