Calabria: occupazione femminile nel sud italia, un quadro preoccupante

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La Calabria si conferma in fondo alla classifica per l’occupazione femminile nel sud Italia, per quanto riguarda salari, servizi e opportunità di emancipazione.

Questo scenario non è il frutto del caso, ma deriva da precise responsabilità politiche, economiche e sociali, come sottolineato da un sindacato di categoria.

La precarietà del lavoro femminile in calabria

Nei settori chiave dell’economia regionale, come commercio, turismo, servizi, mense, pulizie e pubblici esercizi, il lavoro delle donne sostiene interi comparti produttivi.

Nonostante questo ruolo cruciale, il lavoro femminile viene spesso trattato come di serie B, caratterizzato da precarietà, retribuzioni insufficienti e vulnerabilità.

Si riscontrano contratti non conformi, dumping salariale, part-time non desiderato, turni disorganizzati e una grave carenza di servizi di welfare.

Queste condizioni sono diventate la norma per migliaia di donne calabresi.

Molte di loro non scelgono di lavorare poche ore, ma sono costrette ad accettare part-time insufficienti che impediscono l’autonomia economica, pensioni dignitose e una vita normale.

Le conseguenze della precarietà e le proposte del sindacato

Questa situazione si configura come una precarietà permanente, spesso camuffata da flessibilità.

Mentre la politica discute di famiglia e natalità, in Calabria mancano asili nido, servizi pubblici essenziali e strumenti concreti per conciliare vita privata e professionale.

Il costo di questa mancanza ricade invariabilmente sulle donne: salari bassi, rinunce professionali, dipendenza economica e, in molti casi, l’abbandono del mercato del lavoro.

Non è un caso che proprio in Calabria, specialmente nella provincia di Vibo Valentia, il fenomeno dei contratti irregolari e del dumping contrattuale abbia raggiunto livelli allarmanti.

Dove il lavoro è più debole, proliferano lo sfruttamento e la riduzione dei diritti.

Il sindacato propone una serie di interventi mirati: 1.

Fermare i contratti irregolari. 2.

Garantire l’applicazione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali realmente rappresentative. 3.

Contrastare il part-time involontario. 4.

Intensificare i controlli negli appalti e nei pubblici esercizi. 5.

Avviare investimenti concreti nel welfare, negli asili nido e nei servizi territoriali.

Un vero sviluppo non può prescindere da un modello economico che non si basi sul lavoro precario e sottopagato delle donne.

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Author: Consuelo