Melito Porto Salvo (Rc), memoria per lo scrittore Francesco Perri

Melito Porto Salvo (Rc), memoria per lo scrittore Francesco Perri

Riceviamo e pubblichiamo da Mimmo Musolino referente del comitato per la costituzione “Oscar Luigi Scalfaro”

“Il sole faceva già capolino ed indorava, con i suoi raggi luminosi il grano con le spighe che sembravano lingotti d’oro e che era già sotto mietitura e “u cuzzuri” (piccola falce a mano) faceva faville roteando fra le robuste e callose mani dei mietitori ed i loro volti, bruciati dal sole, rugosi e grondanti sudore per il caldo e la fatica; gli alberi da frutto, non infestati da malattie e parassiti, in quanto l’aria non era ancora tutta  inquinata. La campagna, ben coltivata, e i contadini con gli attrezzi in mano o in groppa alla mula o supra u ‘mbastu du sumeri (sulla sella sopra l’asino), che ricominciava a vivere, la sua giornata estiva afosa e assolata. A quel tempo si viveva di questo in alternativa all’Emigrazione, non sempre sinonimo di migliori e più civili condizioni di vita.

Era il 15 Luglio del 1885. Quel mattino, raccontavano i nostri amati nonni e gli anziani del paese, si sentii come un eco tra le viuzze del paese, un urlo come di gioia e dolore insieme, ed un vagito forte e deciso, poi flebile e dolce, di un neonato. Era la signora Teresa Sciplini che dava alla luce un bambino: Francesco Antonio Perri, preso fra le braccia e coccolato teneramente dal padre Vincenzo, speziale del paese.

 Ma a Careri egli ci doveva stare proprio poco, il suo destino, come tanti altri Carerotiera quello dell’Emigrante: come studente nel seminario Arcivescovile di Gerace, a Reggio Calabria come studente – istitutore in un orfanotrofio, poi a Fossano, provincia di Cuneo, (vincitore di concorso alle Poste Italiane) e a Torino conseguì la licenza liceale e la laurea in Giurisprudenza, quindi a Pavia e nel 1916 sposò Francesca Olocco ed ebbe quattro figli. Ed ancora a Torino, Mortara, un breve ritorno in Calabria nel 1921 e quindi di nuovo al Nord a Milano. Nel 1946, dopo la caduta del fascismo, fu chiamato a dirigere la Voce Repubblicana a Roma. Fece ritorno a Pegli, dove aveva la famiglia e quindi a Pavia, sua ultima dimora in vita, come direttore Provinciale delle Poste, dopo essere strato riabilitato in quanto cacciato dal quel posto durante il ventennio fascista colpevole, soprattutto di avere scritto e pubblicato il romanzo “I Conquistatori” quello che a mio parere è la sua più grande e significativa opera letteraria di concerto con Emigranti, premio Mondadori 1928 e l’Amante di zia Amalietta premio Villa San Giovanni 1959 e il Bergamotto d’Oro nel 1966.

 Avremmo desiderato e sognato che proprio in questo giorno, di postumo compleanno, potesse prendere vita pratica e concreta, iniziando la sua opera, il Parco letterario Francesco Perri, approvato dalla Regione Calabria, fin dal dicembre 2013, e si sarebbe potuto inaugurare il Museo Regionale “Francesco Perri” con annessa sala espositiva, sala multimediale e sala lettura nella bella struttura dell’ex Municipio, oggi in abbandono, da ristrutturare. Tale progetto prevede anche la messa in sicurezza dei sentieri dell’Aspromonte che hanno ispirato tante opere dello scrittore Carerotu.

E ciò ebbe a dichiarare la nipote e presidente dell’Associazione Culturale  “Francesco Perri” sita a Careri, l’avvocato Giulia F. Perri all’indomani dell’approvazione del deliberato regionale.

Ma forse, e c’è lo auguriamo fortemente, questo potrà succedere il 9 del mese di Dicembre nel 41.mo anniversario della Sua morte.

É proprio Francesco Perri lo scrittore che visse a cavallo dei due secoli: l’ottocento e il novecento e soffrì le due grandi guerre, la prima e la seconda guerra mondiale e per grande sventura anche il ventennio fascista.

Da sottolineare il suo impegno per l’affermarsi dei principi Costituzionali ed anche la sua partecipazione attiva, come candidato, alla nascita dell’Assemblea Costituente.

Chissà se in questo 130° anniversario della sua nascita qualcuno andrà a deporre anche solo un fiore sulla sua tomba, nella nuda terra nel cimitero di Careri, sulla quale una mano piccola,  ma forte e decisa, quella del nipote, il preside Vincenzino Perri, suo erede spirituale, scolpì indelebilmente questa epigrafe a ricordo di questo grandissimo Uomo, Giornalista e Scrittore Calabrese di Careri: “… nella terra forte e dolce dove volle tornare come in grembo materno riposa Francesco Antonio Perri. Raccolgano e tramandino il messaggio del suo spirito indomito quanto lo piangono e lo onorano”. 

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