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Al Santuario dello Scoglio, un evento spirituale di grande impatto
In un santuario gremito di devoti mariani, ha avuto luogo, mercoledì 11 febbraio 2026, una giornata di preghiera per tutti gli ammalati e i sofferenti, indetta dalla diocesi di Locri Gerace, guidata dal vescovo, monsignor Francesco Oliva. L’evento spirituale, che ha richiamato pellegrini provenienti da varie regioni italiane e dall’estero, ha avuto luogo, in Santa Domenica di Placanica, presso il Santuario della Vergine Immacolata Nostra Signora dello Scoglio, fondato da Fratel Cosimo. Fin dal mattino, molti sacerdoti della diocesi locridea, con il vescovo in testa, sono stati presenti presso il santuario per dispensare il prezioso sacramento della riconciliazione e per vivere un momento di condivisione fraterna. “Questa celebrazione dell’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes,” – ha espresso monsignor Oliva nella propria omelia – “si rivive ogni anno qui “allo Scoglio” con tanta bella partecipazione. Ho chiesto a Fratel Cosimo “da quanto tempo si celebra?”. “Da sempre”, è stata la sua risposta.
Vedo in questo una profonda correlazione tra l’esperienza mariana vissuta “allo Scoglio” e quella di Lourdes. Due località distanti e diverse, ma in un certo senso vicine. Diverse quanto alla notorietà: Lourdes è conosciuta a livello mondiale e rappresenta una icona della devozione mariana, lo Scoglio è una località sperduta in un’area geografica periferica del Meridione d’Italia. Vicine, per il vissuto di un’esperienza mariana che caratterizza tutta la spiritualità di questa area geografica della Locride. A Lourdes da oltre un secolo e mezzo si recano ammalati per trovare sollievo. Lì sono in tanti a trovare conforto e guarigione, soprattutto la guarigione dell’anima con la loro conversione. Anche qui allo Scoglio da 58 anni ormai sono in tanti a venire per vivere l’esperienza spirituale dell’incontro con Maria, la Madre del Salvatore. Lo stesso incontro che ha vissuto Fratel Cosimo e che ha orientato la sua vita nell’assoluta fedeltà alla missione ricevuta. Qui allo Scoglio Fratel Cosimo ha vissuto un’esperienza spirituale forte, non diversa da quella della giovane Bernadette Soubirous. Come Bernadette ha ricevuto dal Signore una missione: dare conforto, invitare alla conversione, ritrovare la gioia del perdono, rialzarsi dopo la caduta, riprendere il cammino della vita, ritornare a Dio e ridare vigore alla propria fede. Qui è possibile vivere l’esperienza di perdono che si vive a Lourdes. Qui a tutti è chiesto il rinnovamento della propria vita recuperando la purezza del proprio cuore. “Ascoltatemi tutti e comprendete bene!” c’invita Gesù nel Vangelo appena ascoltato. Ci richiama ad aver cura del nostro cuore, dal quale, come egli dice, “escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza”. Curare il proprio cuore di fronte a tante sollecitazioni del mondo di oggi che porta a dare importanza a tante cose secondarie, meno a quelle più importanti. Non mi soffermo su questo, su cui s’è soffermato Fratel Cosimo nella sua catechesi. Curare il proprio cuore con in suoi impulsi e sentimenti è opera di saggezza. Quella saggezza richiamata nella prima lettura nel testo di 1Re 10,1-10, che riporta un episodio dell’Antico Testamento, in cui si narra della visita della Regina di Saba al re Solomone, noto per la sua saggezza. A Salomone, il Signore apparso in sogno disse: “Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò”. Salomone rispose: “Signore, mio Dio, tu mi fai regnare al posto di Davide, mio padre, ma io sono ancora giovane e inesperto… Ti prego. Dammi la saggezza necessaria per amministrare la giustizia tra il popolo e per distinguere il bene dal male. Senza il tuo aiuto, chi è capace di guidare il tuo popolo, che è così grande?”. Il Signore gli concesse quanto richiesto: “Non mi hai chiesto di vivere a lungo, di diventare ricco o di far morire i tuoi nemici. Mi hai chiesto invece di saper amministrare la giustizia. Farò come hai detto, anzi ti darò tanta sapienza e intelligenza, come nessuno ne ha mai avute e mai potrà averne” (2 Cronache 1,7-13). Salomone ricevette da Dio il dono di una saggezza straordinaria e di un “cuore docile” per governare il suo popolo e distinguere il bene dal male. È quanto anche noi chiediamo al Signore per noi, per i nostri governanti e per il mondo intero. Chiediamo la saggezza che ha dato a Maria, l’umile sua serva, donna saggia e di grande fede, che ha saputo accogliere la volontà di Dio. Essere saggi è comprendere la volontà di Dio e viverla seguendo il cammino che essa indica. È quello che chiediamo nella preghiera che il Signore ci ha consegnato: “Sia fatta la tua volontà!”. Come è avvenuto in Maria avvenga in ciascuno di noi. La volontà di Dio è la nostra gioia, la via che conduce alla vita, la bellezza che ci rende graditi al Signore. Amen!” Fratel Cosimo, che al termine della processione mariana ha elevato al Signore una preghiera di intercessione per la guarigione dei malati e dei sofferenti, nella propria evangelizzazione, prima della Santa Messa presieduta dal vescovo, con accanto l’arcivescovo emerito, monsignor Morosini, e tanti sacerdoti della diocesi e di altre diocesi, ha espresso: “Sono lieto di salutare il nostro vescovo Monsignor Francesco Oliva, il vescovo Monsignor Giuseppe Morosini, il nostro assistente spirituale Padre Umberto, i sacerdoti, i diaconi, e tutti voi pellegrini convenuti in questo noto Santuario mariano, per prendere parte a questa trentaquattresima giornata mondiale del malato, istituita come sapete dal S. Padre Giovanni Paolo II, proprio l’11 febbraio dell’anno 1992, nella memoria liturgica della Beata Vergine di Lourdes. Il tema che il S. Padre Leone XIV ha scelto per questa circostanza è: “La compassione del buon samaritano: amare portando il dolore dell’altro”. Oggi in comunione con tutta la chiesa vogliamo pregare per tutti gli ammalati e i sofferenti, e per quanti si prestano al loro servizio, affinché il Signore li benedica e li aiuti. Vorrei sottolineare però che la giornata del malato non ci invita solamente a pregare per i malati e i sofferenti, cosa primaria direi, che bisognerebbe fare spesso, ma ci invita anche a prenderci cura di loro nella maniera in cui siamo in grado di poterlo fare. Vogliamo prendere esempio dal buon samaritano, che fasciò le ferite del povero malcapitato sulla via di Gerico, e allo stesso tempo si prese cura di lui. Questo se vogliamo, è un grande esercizio, oltre che di vicinanza anche di carità cristiana verso il nostro prossimo. E nel prestare questo servizio al prossimo, al fratello o alla sorella in stato di bisogno, è come se lo avessimo fatto al Signore. Infatti dice Gesù nel Vangelo di Matteo al cap. 25 v. 40: “Vi dico in verità, tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli, lo avete fatto a me”. Ora, ispirandoci al buon samaritano, con sentimenti di compassione, di amore e di misericordia, vogliamo accogliere con docilità la Parola del Signore tratta dal Vangelo di Marco cap. 7 prendendo spunto per la nostra riflessione dai primi due versetti, il 14 e il 15: “In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla diceva loro: Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro”. Cari fratelli e sorelle, alla luce del Vangelo che abbiamo appena ascoltato, notiamo che Gesù, chiamata nuovamente la folla, invitava tutti ad ascoltarlo attentamente, e a comprendere bene quanto Egli stava per comunicare. L’intento di Gesù era quello di spiegare, in maniera chiara, quale fosse il vero motivo riguardo l’impurità, che poteva effettivamente contaminare il cuore dell’uomo. Egli disse infatti alla folla: “Non c’è nulla fuori dell’uomo che entrando in lui, possa renderlo impuro, contaminarlo, sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo, a renderlo impuro”. Ma, facciamo attenzione: Per quanto riguarda l’impurità dell’uomo, Gesù parlava dal punto di vista morale, e non del cibo materiale che entra nello stomaco. Cerchiamo di capire bene questo concetto, nel vero senso della parola: una persona non viene contaminata moralmente dagli alimenti che mangia, ma viene contaminata dal punto di vista morale, da ciò che pensa nell’ intimo del suo cuore, cioè, quei cattivi pensieri che vengono formulati in fondo al cuore e che poi vengono messi in pratica, come per esempio pensieri malvagi ispirati alla violenza, alla corruzione, inclinazioni sbagliate che inducono al male, all’ingiustizia, all’egoismo, e volendo ne potrei elencare ancora tanti. Queste dunque, se vogliamo, sono le cose che rendono impuro, immondo l’uomo. Vogliamo dunque chiedere oggi al Signore di rendere libero il nostro cuore da ogni pensiero malvagio, e di donarci un cuore nuovo, un cuore retto e sincero, un cuore purificato, proprio come dice la Parola di Dio nel Salmo 51 al v. 12: “Crea in me o Dio un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo”. Gesù nel cosiddetto Sermone della montagna, parlando ai suoi discepoli disse: “Beati sono i puri di cuore, perché vedranno Dio”. Ma qualcuno di noi potrebbe domandarsi: Chi sono questi puri di cuore di cui parla Gesù? I puri di cuore sono quelli che sono interiormente purificati dal peccato attraverso la fede nella grazia di Dio mediante il sacramento del perdono, e che riconoscono continuamente la propria condizione di peccato. Mentre per quanto riguarda l’espressione “vedranno Dio”potremmo interpretarla che vedranno Dio nella persona di Gesù Cristo quando Egli ritornerà, come pure, alla fine, vedranno Dio nell’eternità. Fratelli e amici cari, se vogliamo davvero che nel nostro cuore non fermentino pensieri cattivi, dobbiamo far si che il nostro cuore sia albergato, posseduto interamente dall’amore di Dio. Cerchiamo dunque di custodire con ogni sforzo un cuore puro, un cuore pulito, perché da esso sgorga la vita, come dice la Sacra Scrittura nel libro dei Proverbi al cap. 4 v. 23. Voglia il Signore donarci un cuore di fanciullo, un cuore semplice, umile, un cuore che non serba rancore di alcun male, un cuore che sa amare e perdonare. E nel concludere ribadisco: Come Gesù in quel tempo chiamò a se la folla, invitandola all’ascolto per ammaestrarla, così anche oggi chiama ciascuno di noi all’ascolto e all’osservanza della sua Parola nella nostra vita, affinché possiamo divenire veramente degli autentici cristiani, per testimoniare al mondo in cui viviamo, Gesù Cristo Salvatore, via, verità e vita. La S. Vergine Immacolata Nostra Signora dello Scoglio non faccia mai mancare il suo materno soccorso a tutti gli ammalati nel corpo e nello spirto, li aiuti e li consoli nella sofferenza e nel dolore. Dite Amen. Dio vi benedica e sia lodato Gesù Cristo.”
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