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Una maxi confisca da oltre 20 milioni di euro ha colpito imprenditori legati alla ‘ndrangheta a Reggio Calabria. Il provvedimento è stato eseguito dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza il 30 marzo 2026. A disporlo è stata la Corte d’Appello del Tribunale di Reggio Calabria.
Operazione Araba Fenice: il contesto investigativo
L’istruttoria patrimoniale è stata sviluppata dal G.I.C.O. del Nucleo PEF di Reggio Calabria, nell’ambito dell’operazione “Araba Fenice”. Le indagini erano dirette dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia.
Le indagini avevano fatto emergere un vero e proprio cartello criminale. Ne facevano parte esponenti di rilievo di otto cosche: Chirico, Musolino, Ficara-Latella, Rosmini, Fontana-Saraceno, Ficareddi, Condello e Nicolò-Serraino. Il loro obiettivo era spartirsi i lavori di completamento di numerosi edifici nella zona sud di Reggio Calabria.
I destinatari del provvedimento
La confisca definitiva è stata emessa nei confronti di quattro soggetti.
Come funzionava il sistema illecito
Al centro dell’organizzazione criminale operava un imprenditore reggino, poi diventato collaboratore di giustizia. Questi partecipava a summit nei quali veniva concordata la spartizione mafiosa dei lavori. Distribuiva gli appalti a imprese riconducibili alle famiglie di ‘ndrangheta. Il meccanismo prevedeva anche intestazioni fittizie di società e beni immobili. Venivano inoltre emesse e ricevute fatture per operazioni inesistenti, per garantire la copertura contabile del sistema.
Il patrimonio confiscato
All’esito di tutti i gradi di giudizio, il provvedimento ha disposto la confisca definitiva di 2 ditte individuali, 3 società di persone, quote di una società di capitali, 6 immobili, 1 autovettura, denaro contante per 53.650 euro e 8 orologi di lusso. Il valore complessivo supera i 20 milioni di euro
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