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La tutela della salute detenuto rappresenta una priorità assoluta, anche quando si tratta di condannati per reati gravi come associazione mafiosa e omicidio.
Questo principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione, che ha accolto un ricorso presentato da un ergastolano di Reggio Calabria le cui condizioni di salute sono particolarmente compromesse.
In particolare, il diritto a cure mediche dignitose e produttive deve essere garantito a tutti.
Il caso dell’ergastolano di Reggio Calabria
Un uomo, identificato con le iniziali N.
C., condannato all’ergastolo il 15 febbraio 2018, sta scontando la sua pena dal 22 febbraio 2012 presso la casa di reclusione di Tempio Pausania, in Sardegna.
Durante il periodo di detenzione, il condannato ha sviluppato una grave patologia cronica.
Questa malattia si trova in fase attiva, non risponde adeguatamente alla terapia di prima linea ed è incline a riacutizzazioni frequenti.
La decisione della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha sottolineato ancora una volta l’importanza di garantire la salute e le cure mediche ai detenuti.
Questa direttiva conferma un orientamento giurisprudenziale consolidato, che pone al centro il diritto inalienabile alla salute.
Infatti, anche in un contesto detentivo, la cura e l’assistenza sanitaria rivestono un ruolo fondamentale.
La decisione è di particolare rilevanza poiché riafferma che la gravità dei reati commessi non può in alcun modo pregiudicare il diritto fondamentale alla salute.
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