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Cultura calabrese

Roghudi Vecchio

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La foglia appassita non si lascia piu’ morire sotto il suo sguardo,

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 sguardo di quell’unico uomo rimasto sugli impervi sentieri del paradiso.

Imperterrito continua il suo viaggio nel passato,

 giorni innaffiati di pioggia

e sogni di bambino vissuti tra aridi campi e scoscese montagne.

E annaspa ancora solitaria la ranocchia nell’acqua stagnante del suo catino.

La felce  abbraccia case antiche …

S’intreccia selvaggia sui muri dei ricordi,

aspettando invano nuova luce tra gli spifferi del tempo.

Sono luoghi di illustre bellezza i ruderi ostinati a non venir giù…

Tra i rami del mandorlo rinnovo colori usando silenzio e pace,

lo stesso silenzio che pervade me,estraneo visitatore

che con occhi impazienti e appassionati ruba

immagini sfuocate e verdi rimembranze.

Distolgo gli occhi da cotanta beltà solo

Attirato dal sibilo del vento che s’interseca tra gli spazi

Vuoti e i cespi appassiti dei rami abbandonati.

Roghudi rivive quando alla sera

Quell’ultimo raggio di sole ne scalda i fantasmi di un passato mai abbandonato.

E al tramonto va l’elogio di un sussulto del cuore

Di quell’unico uomo che continua ad amare il suo vissuto.

Adesso fruga nella malinconia.

 

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