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Un’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha portato a 20 fermi nella Piana di Sibari. Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro agricolo Sibari. Questo evento conferma, per le sigle sindacali Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, la presenza di un fenomeno radicato nel territorio.
La denuncia dei sindacati e le richieste di intervento
Le organizzazioni sindacali, pur riconoscendo l’esistenza di numerose aziende che rispettano i contratti e le normative vigenti, denunciano la persistenza di realtà produttive che basano la propria attività sullo sfruttamento di lavoratori immigrati e sul mancato rispetto delle regole.
“Non basta indignarsi a ogni blitz o di fronte alle tragedie: servono strumenti legislativi e operativi realmente applicati”, hanno dichiarato le rappresentanze dei lavoratori.
Le proposte per contrastare il fenomeno
Tra le richieste avanzate dai sindacati, figurano l’introduzione di un permesso per attesa occupazione e la revisione delle procedure d’ingresso per i lavoratori stranieri. Inoltre, si chiede il superamento del Click Day e l’istituzione di una Banca dati degli appalti in agricoltura. Fai, Flai e Uila sollecitano anche l’applicazione degli indici di coerenza previsti dalla legge 199 del 2016, al fine di favorire l’emersione del lavoro nero.
Un patto territoriale per la legalità
A livello locale, le organizzazioni propongono la creazione di un patto territoriale per la legalità. Questo patto dovrebbe coinvolgere attivamente le istituzioni e le parti sociali, accompagnato da un rilancio delle sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità.
I sindacati esprimono pieno sostegno all’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, chiedendo alla politica regionale e nazionale di porre la dignità, i diritti e la sicurezza dei lavoratori agricoli al centro dell’agenda politica.
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