Il vescovo Savino sulla ‘ndrangheta nella Sibaritide

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Monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana con delega al Mezzogiorno e guida della diocesi di Cassano, ha espresso una posizione decisa sulla presenza della ‘ndrangheta nella Sibaritide. Il vescovo Savino ‘ndrangheta Sibaritide, infatti, rappresenta un problema persistente che richiede una risposta ferma da parte della comunità e, in particolare, della Chiesa.

Il suo episcopato è caratterizzato da un impegno costante in prima linea, a fianco delle associazioni e del volontariato.

La ‘ndrangheta: un male mai scomparso

Dopo i recenti episodi di agguati e attentati intimidatori che hanno scosso la Sibaritide, il vescovo è intervenuto per chiarire la sua visione. La ‘ndrangheta, ha affermato, non “torna”, poiché in realtà non se n’è mai andata, ma si evolve cambiando la sua forma. L’agguato avvenuto a Lauropoli, una vera e propria esecuzione chirurgica contro un giovane, non è un segno di forza, bensì la manifestazione di una profonda malattia sociale.

Chi spara per intimidire, ha sottolineato, non è padrone di nulla; è un parassita che si alimenta del silenzio delle persone oneste.

La comunità non è un feudo criminale

Monsignor Savino ha ribadito con forza che la Sibaritide non è un feudo della criminalità organizzata. “È la nostra casa”, ha dichiarato, “e la casa non si regala a chi la sporca di sangue”. In effetti, l’agguato di Lauropoli, avvenuto all’alba del 28 agosto, ha visto l’uccisione di un uomo e il ferimento grave di un altro.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Castrovillari, sono ancora aperte su ogni pista. La Chiesa, pertanto, si concentra sul clima che rende possibili tali eventi e lascia ai magistrati il compito di accertare moventi e responsabilità. Il nostro compito, ha concluso il vescovo, consiste nel dire che una comunità dove si spara all’alba ha già perso qualcosa, e nel prodigarsi per rimetterla in piedi.

Il ruolo della Chiesa e la lotta alla criminalità

Il vescovo Savino ha evidenziato come la Chiesa non possa e non debba rimanere una semplice spettatrice di fronte a questi fenomeni. Al contrario, ha il dovere di intervenire, di denunciare e di lavorare attivamente per la ricostruzione del tessuto sociale. Questo impegno include il sostegno alle vittime, la promozione della legalità e la creazione di una cultura della solidarietà.

La sua posizione è chiara: la criminalità organizzata è un corpo malato che richiede una cura profonda e collettiva. L’obiettivo è restituire dignità e sicurezza ai cittadini della Sibaritide, affinché possano vivere in una comunità libera dalla paura e dalla violenza. In questo contesto, è fondamentale il ruolo di tutte le istituzioni e della società civile.

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Author: Claudia