Caporalato, traffico migranti, maxi operazione a Sibari

Questo post é stato letto 280 volte!

Venti persone sono state fermate nella Piana di Sibari, nel Cosentino, nell’ambito di una maxi operazione contro il caporalato e il traffico di migranti. L’inchiesta, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha scoperchiato due presunte associazioni per delinquere dedite allo sfruttamento dei braccianti agricoli e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il decreto di fermo è stato eseguito dai carabinieri del Comando per la tutela del lavoro in diverse province, tra cui Cosenza, Napoli, Bologna, Sassari e Mantova. Gli indagati, diciotto pakistani, un indiano e un cittadino del Bangladesh, sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al caporalato, riduzione in schiavitù, estorsione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Sfruttamento e condizioni disumane nei campi

Secondo la ricostruzione della Procura, il primo sodalizio criminale avrebbe controllato in modo monopolistico la manodopera agricola nella zona. I braccianti, in gran parte giovani di origine pakistana e subsahariana, versavano in condizioni di grave indigenza. Erano costretti a vivere in alloggi fatiscenti, a volte fino a venti persone per stanza, privi di riscaldamento, luce e gas.

Sui loro salari venivano operate trattenute forzose di 50-60 euro al mese e ulteriori 5 euro al giorno per il trasporto nei campi. I lavoratori venivano stipati in auto e furgoni, anche nei bagagliai, per raggiungere i luoghi di lavoro.

I turni di lavoro duravano 8-10 ore continuative, senza riposo settimanale né tutele. Agli imprenditori i caporali fatturavano circa 40 euro per bracciante. Per impedire qualsiasi via di fuga, l’organizzazione avrebbe trattenuto parte delle spettanze, minacciando gli sfruttati di cacciarli di casa, di aggredirli o di far perdere loro il permesso di soggiorno.

Discriminazione salariale e ricatti

Le indagini hanno rivelato una sistematica discriminazione salariale a parità di mansioni. Ai braccianti di origine subsahariana venivano corrisposti 23-27 euro al giorno, circa 2,70-3 euro l’ora. Invece, a quelli di origine pakistana e afghana andavano tra i 30 e i 35 euro, circa 3,30-4 euro l’ora.

Questa disparità, secondo l’accusa, serviva a consolidare l’omertà tra i connazionali e a tenere sotto ricatto gli altri. Diverse intercettazioni hanno evidenziato come i lavoratori chiedessero ai propri caporali anche solo dieci euro per acquistare cibo.

Il traffico di visti e i legami con la criminalità organizzata

La seconda associazione, composta da cittadini italiani, avrebbe aggirato su larga scala le procedure dei decreti flussi. Ciò è avvenuto grazie alla connivenza di commercialisti, operatori di Caf e patronati in Calabria e Basilicata. Questi soggetti avrebbero inoltrato migliaia di istanze di assunzione fittizie durante i click day, per conto di ditte prive di terreni, dipendenti e fatturati reali.

I bilanci di queste aziende venivano gonfiati con false fatture di acquisto e vendita.

Per ogni pratica, ai migranti sarebbero stati richiesti tra i 6.500 e i 10 mila euro. Una volta giunti in Italia, privi di un impiego reale e gravati dai debiti, finivano inevitabilmente nei campi. Gli inquirenti sostengono che alcune delle aziende agricole coinvolte fossero intestate a prestanome, ma gestite per conto di cosche di ‘ndrangheta della Sibaritide.

Chi osava protestare sarebbe stato minacciato di morte.

L’origine dell’indagine

L’inchiesta ha preso avvio nel 2020 da un episodio paradossale. Due caporali, ora indagati, si presentarono dai carabinieri per denunciare il danneggiamento degli pneumatici delle proprie auto, indicando come sospetti tre giovani braccianti africani che lavoravano per loro. I lavoratori, a loro volta, si recarono in caserma con una contro-denuncia, raccontando mesi di stipendi non pagati e minacce subite.

La Procura ha precisato che i fermati devono considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva e che le posizioni di altri indagati sono attualmente al vaglio.

potrebbe interessarti anche

Questo post é stato letto 280 volte!

Author: Claudia