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Inchiesta Ginestra a Cosenza, un indagato resta in silenzio

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Un uomo, indagato nell’ambito dell’inchiesta Ginestra a Cosenza e nella Sibaritide, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia. L’uomo, ritenuto un esponente di spicco dei clan attivi nella Sibaritide, è accusato di associazione mafiosa ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose. L’interrogatorio è avvenuto in collegamento video dopo il suo trasferimento in carcere a Cosenza, a seguito delle dimissioni dall’ospedale.

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La strategia difensiva e le motivazioni

Il difensore dell’indagato, l’avvocato Pasquale Di Iacovo, ha spiegato che la scelta di mantenere il silenzio è stata dettata dalla necessità di esaminare l’enorme mole di atti d’indagine. Infatti, il breve lasso di tempo a disposizione non ha permesso una valutazione approfondita di tutti i documenti. Questa decisione rientra in una strategia difensiva volta a garantire una preparazione adeguata prima di affrontare le accuse.

Il contesto dell’inchiesta e l’agguato

L’inchiesta Ginestra è stata istruita dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro e ha portato a diverse ordinanze di custodia cautelare. L’indagato, pochi giorni prima dell’arresto, era stato vittima di un agguato avvenuto davanti alla sua abitazione a Cassano allo Ionio. In quella circostanza, una donna, che era la sua compagna e anch’essa destinataria di un’ordinanza di custodia cautelare nella stessa inchiesta, ha perso la vita.

Per approfondimenti su vicende simili, è possibile consultare l’articolo “Omicidio Silvana Sibarelli, agguato mafioso nella Sibaritide“.

L’episodio ha evidenziato la gravità del contesto criminale in cui si muove l’inchiesta, che mira a disarticolare le attività illecite dei clan nella regione. Le indagini proseguono per chiarire tutti gli aspetti e le responsabilità legate ai reati contestati.

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